Noterelle statistiche sulla campagna brasiliana ed italiana IIBrief statistical notes on the Italian and Brazilian countryside IIBreves observações estatísticas sobre a campanha brasileira e italiana II

La città rurale di Paranacity (Brasile) e la campagna circostante. Immagine di Google Earth
La città rurale di Paranacity (Brasile) e la campagna circostante. Immagine di Google Earth

Dal maggio scorso, quando sono tornato stabilmente a vivere in Italia, ad oggi (315 giorni, per l’esattezza), ho avuto modo di occuparmi della campagna italiana indirettamente. Questo è un cambiamento rilevante di prospettiva, giacché negli ultimi sette anni ho lavorato in campagna, o per la campagna; non mi si può certo chiedere una descrizione equilibrata del Brasile, perché il mio punto di vista è stato quello dei piccoli contadini: delle sfide, delle difficoltà, delle politiche che li riguardano.

Non ho mancato di camminare per le strade di São Paulo: l’aristocratica decaduta Rua São João, le verdeggianti strade che dall’avenida Higienopolis portano allo stadio Pacaembu, la rua Guabijú, dove si trova una delle più antiche case della città (XVII sec.) e mille altre che non sto qui a dire (visto il titolo del post); ma ero pur sempre turista, che visitava ed ammirava la città nella sua multiforme fenomenologia.

La prima occasione di occuparmi di questioni rurali in Italia è stata l’organizzazione del dibattito “Insicurezza alimentare, cause e risposte. dalla crisi in Africa Orientale a noi”, per ActionAid (vai qui per un resoconto). Sebbene la discussione si sia incentrata soprattutto sull’insicurezza alimentare dei paesi del Sud del mondo, ed in particolare di quelli più poveri, in particolare Daniele Scaglione e Giorgio Cingolani hanno toccato argomenti che riguardano la campagna italiana. Anche un seminario sul progetto “Four cities for dev” mi ha dato alcuni spunti interessanti, in particolare sulla cattiva nutrizione come aspetto dell’insicurezza alimentare, sulla ri-educazione alla conoscenza del cibo e sulle mense scolastiche.

Uno degli spaccati più ricchi di questa situazione mi è stato però dato dalla partecipazione al Congresso Federale AIAB, che si è tenuto a Milano, tra 1 e il 4 dicembre del 2011, e lo scambio di idee con tante persone che si impegnano su queste tematiche in particolare in Piemonte.

Per quanto le statistiche – soprattutto quando riguardano regioni così vaste e diversificate come il Brasile o l’Italia – siano poco significative, è necessario tenere conto di due questioni fondamentali – una prevalentemente economica, l’altra prevalentemente sociale:

  • le dinamiche dell’economia brasiliana ed italiana degli ultimi 30-40 anni sono quasi opposte, con una crescita sostenuta della prima, ed una crescita molto moderata della seconda, in tutti i settori, ma in particolare in quello agricolo, tanto che, in questo breve lasso di tempo, da una preminenza italiana quanto ai due indicatori, si passa ad una situazione in cui il prodotto interno lordo brasiliano giunge vicino a quello italiano, mentre il prodotto  interno agricolo brasiliano ha un valore doppio a quello italiano (dati 2009); tutto ciò accompagnato da una crescita superiore anche dell’indice dello sviluppo umano (cfr. Allegato);
  • grosso modo il mondo rurale brasiliano, da un punto di vista sociale, di può suddividere in tre categorie: le grandi imprese agricole (agricultura patronal), che rappresentavano nel 1995 l’11% delle imprese e possedevano il 68% della terra, le unità di produzione familiare che generano una eccedenza, grande o piccola, di prodotto, immessa sul mercato e le unità di produzione familiare che dipendono, lievemente o significativamente, da apporti esterni per la loro sopravvivenza; Guanziroli e al. 2001 (p. 79-80) dividono l’universo dell’agricoltura familiare in quattro categorie: agricoltori capitalizzati (8,4% delle unità di produzione e 19% de valore lordo della produzione), agricoltori in via di capitalizzazione (20% e 11% rispettivamente), agricoltori in via di decapitalizzazione (16,9% e 4%) e agricoltori decapitalizzati (39,4% e 4%); questa ultima categoria, benché meno consistente numericamente della seconda, è particolarmente visibile in quanto soggetto-oggetto di molti interventi nazionali ed internazionali; per quanto riguarda l’Italia, benché ogni categoria abbia le sue sfumature interne, è forse più appropriato parlare di due categorie, una a conduzione diretta, l’altra a conduzione con salariati; ma benché la prima forma sia ancora più preponderante (91% sul totale delle unità di produzione), il rapporto con l’area coltivata è invertito, visto che questi coltivano il 63% della terra (per le statistiche di questo punto, cfr.ISTAT 2004, Tav. 1.1 – Aziende e relativa superficie totale per forma di conduzione e titolo di possesso dei terreni e Guanziroli 2000; questo tema è già trattato nella I noterella, alla quale rimandiamo).

Tenendo sempre a mente queste due fondamentali differenze, provo, in prima approssimazione e in modo del tutto impressionistico, a elencare alcune difficoltà e sfide che, a diverso titolo, si pongono sia per la piccola agricoltura brasiliana, sia per quella italiana.

  • Produzione e trasformazione
    • Concentrazione delle terre [il problema ha dimensioni molto diverse in Italia e in Brasile, come le statistiche sopra citate mostrano; è però significativo che nell’ultimo decennio le aziende agricole in Italia siano diminuite del 32,2% e sia cresciuta del 44,4% la loro dimensione media, nonché che vi sia un vero e proprio boom delle  terre in affitto (ISTAT 2011, p. 1 e 3)]
    • Mancanza di ricerca sull’agricoltura sostenibile
    • Mancanza di mano d’opera qualificata in agricoltura [il  Brasile ha bene o male quasi 20% della popolazione che vive in aree rurali, contro il 4-6% dell’Italia; a livello relativo, in entrambe i contesti, si rileva però una scarsità di mano d’opera]
    • Bassa remunerazione del lavoro del lavoro agricolo
    • Norme igieniche eccessive e standardizzazione, anche per la piccola agricoltura [benché in Brasile si sia affermato negli ultimi vent’anni il concetto di agricoltura familiare – un concetto questo più utile per impostare determinate politiche pubbliche, ad es. il credito, che come concetto analitico – la situazione a livello di standardizzazione sta peggiorando drasticamente, anche perché gli strumenti analoghi alle “denominazioni di origine protetta” sono di uso più circoscritto”]
    • Questione del consumo del territorio, in relazione con la valorizzazione dei terreni agricoli
    • Semi
  • Commercializzazione
    • Strapotere della grande distribuzione
    • Difficoltà nel definire modelli di incontro domanda-offerta dei prodotti su base di relazione che si possano estendere ad un maggior numero di persone (mainstreaming dei gruppi d’acquisto solidale)
    • Polarizzazione dei consumi alimentari
    • Scarsa conoscenza dei cittadini dei prodotti agricoli

 Allegato

Indicatori – Paesi/ Anni 1971 1981 1991 2001 2009 Fonte
Brasile, PIL (1971=100)
100
(val. ass. 322.378)
197
243
312
439
Reais of 1999 (R$ milhões). Fonte: IBGE 2000
Italia, PIL (1971=100) 100(val. ass. 744.410)
144
184
216
220
US $ prezzi costanti * 1 milione. Fonte: OECD
Brasile, PIL agricoltura e zootecnia (1971 = 100) 100(val. ass. 25.099) 155 205 321 449 Gross Production Value (constant 2004-2006 million US$) (USD), Agriculture (PIN) + Livestock (PIN). Fonte: FAOStat
Italia, PIL agricoltura e zootecnia (1971 = 100) 100(val. ass. 48.683) 115 121 120 119 Gross Production Value (constant 2004-2006 million US$) (USD), Agriculture (PIN) + Livestock (PIN). Fonte: FAOStat
Brasile, Indice di Svluppo Umano (1981 = 100) 100(val. ass. 0,685) 104 115 119 Human Development Report 2009
Italia, Indice di Svluppo Umano (1981 = 100) 100(val. ass. 0,857) 104 108 111 Human Development Report 2009

Bibliografia

Carlos Enrique Guanziroli, Silvia Elizabeth de C. S. Cardim (a cura di), Novo retrato da agricultura familiar. O Brasil redescoberto, FAO/INCRA, 2000

Carlos Guanziroli, Ademar Romeiro, Antônio Márcio Buainain, Alberto Di Sabbato, Gilson Bittencourt, Agricultura familiar e reforma agrária no século XXI, Garamond, Rio de Janeiro 2001

IBGE, Estatísticas do Século XX, Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística, Rio de Janeiro 2000

ISTAT, 5° Censimento generale dell’agricoltura – 2000. Volume tematico: Le imprese agricole, Roma 2004

ISTAT, Comunicato stampa, VI Censimento Generale dell’Agricoltura, lug. 2011, Indirizzo: http://censimentoagricoltura.istat.it/fileadmin/template/main/res/comunicato_breve_def_.pdf, consultato il: 10/12/2012

Diversità del “campesinato” brasiliano e delle sue lotte per la cittadinanzaThe differentiation of the Brazilian peasantry and its struggles for citizenshipA diferenciação do campesinato brasileiro e as suas lutas para a cidadania

Group of peasants debates during a workshop of the "juçara network". Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara
Group of peasants debates during a workshop of the “juçara network”. Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara

Intervento presentato al XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica, nella sessione: 19. Centralità dei margini e nuove forme di cittadinanza, coordinata dal Prof. João Pacheco de Oliveira e dal Prof. Roberto Malighetti.

Diversità del “campesinato” brasiliano e delle sue lotte per la cittadinanza

La lotta per la riforma agraria, che, dagli anni Settanta del Novecento, ha coinvolto in Brasile un ampio spettro di forze sociali e politiche, ha promosso una nuova cittadinanza per popolazioni rurali (e urbane) marginalizzate. Nel corso degli anni Novanta si sono progressivamente andate affermando, nell’ambito rurale, nuove bandiere di lotta, la cui base prevalente non era più “di classe”, come è nel caso delle lotte appena menzionate per la riforma agraria. In particolare si sono azionati gruppi che hanno rivendicato la terra: a) in nome di un particolare rapporto con le risorse naturali (con riferimento all’ecologia e allo sviluppo sostenibile) e b) in nome del debito storico che la nazione ha contratto con gli ex-schiavi di origine africana (i remanescentes de quilombos).

Group of peasants debates during a workshop of the "juçara network". Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara
Group of peasants debates during a workshop of the “juçara network”. Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara

The following abstract I submitted was accepted for the session Margins centrality and new forms of citizenship of the XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica (Perugia 2012):

 The differentiation of the Brazilian peasantry and its struggles for citizenship

Abstract: The struggle for agrarian reform, from the Seventies of the XX century, involved a wide range of social and political actors and fostered a new citizenship for rural (and urban) marginalized people. During the Nineties, within the rural arena, struggles of a new kind rose; their ground wasn’t any more a concept of “class”, as it is the case for the above mentioned struggles. In particular, the actors claimed the land based on: a) a specific relationship with natural resources (related to ecology and sustainable development) and b) the historical debt the nation contracted with the former afro-descendant slaves (remanescentes de quilombos).

This session will be held in Perugia, Wednesday, March the 9th, 2012.

Group of peasants debates during a workshop of the "juçara network". Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara
Group of peasants debates during a workshop of the “juçara network”. Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara

Ponencia apresentada no XXXIV Congresso Internacional de Americanistica, na sessão 19. Centralidade dos margens e novas formas de cidadania, coordenada pelo Prof. João Pacheco de Oliveira e pelo Prof. Roberto Malighetti.

A diferenciação do campesinato brasileiro e as suas lutas para a cidadania

A luta pela reforma agrária, que, desde a década de Setenta dos Novecentos, envolveu no Brasil um amplo leque de forças sociais e políticas, promoveu uma nova cidadania para os povos marginalizados do campo (e da cidade). No decorrer da década de Noventa foram se afirmando, no campo, novas bandeiras de luta, cuja base não era mais a “classe”, como era no caso das lutas pela reforma agrária das quais falamos. Especificamente, ativaram-se grupos que reivindicavam a terra: a) baseados numa relação peculiar com os recursos naturais (em relação à ecologia e desenvolvimento sustentável) e b) baseados na dívida histórica que a nação tem em relação aos descendentes de escravos de origem africana (é o caso dos remanescentes de quilombo).

Il diritto di cambiareThe right to changeO direito de mudar

Cover of the ActionAid's book

On the occasion of the United Nations’ World Day of Social Justice, ActionAid International Italy launched a new book: Il diritto di cambiare. Le sfide della giustizia sociale in Italia e nel mondo [The right to change. The challenges of the social justice in Italy and in the world] (ed. Infinito).

“Social justice – as we read on the back cover – is the opportunity for everyone to be included in her/his own society, to participate to the decision making that affect him/her, and to be granted a sufficient level of security, of education and of access to information”.

But why “the right to change”? In order to mainstream social justice, a deep change is needed; and the willingness of a person and of a community «to engage him/herself is the first requirement for those who pursue a change» (p. 10).

The book points out some cases of promotion of the social justice, in the Southern as in the Northern part of the world, organised in three main areas: food right, women rights and citizen participation.

The book resulted from a joint work within the organisation. I contributed with the research for the case related to food right in Italy.

ActionAid International Italy web site.

Link to book page on the publisher website (in Italian).


Nuova funzione su tropos: le relazioniNew function on tropos: relationshipsNova função em tropos: as relações

Ora puoi vedere se due persone/ istituzioni hanno una relazione e quale.

Nella pagina “list” del sito tropos, scegli due  persone/ istituzioni  e osserva se hanno qualche relazione, e qual è il “ponte” tra loro.

Per ora, i risultati sono limitati a relazioni di “secondo grado”; ovvero, se tra una persona/ istituzione e un’altra ci sono tre “ponti”, il motore di ricerca non individuerà la relazione.Now is possible to see if and how two persons/ institutions are related one to another.

On the “list” page of the tropos website, choose two persons/ institutions and see if they are related, and who’s the “bridge” between the two ones.

The results are still limited to a two-step relationship; in other words, if there are three step from one persons/ institution until another one, the relationship won’t be found).

Agora você pode ver se duas pessoas ou instituições têm relações entre elas.

Na página “list” do site tropos, escolhe duas pessoas/ instituições e veja se elas têm alguma relação, e quem é a “ponte” entre elas.

Por enquanto, os resultados estão limitados a relações de “dois degraus”; quer dizer que, se entre uma pessoa/ instituição e uma outra têm tres “pontes”, a relação não será encontrada.