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Diversità del “campesinato” brasiliano e delle sue lotte per la cittadinanza (registrazione e traccia intervento)

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Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012.

Palazzo dei priori. Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012. Foto di Carla Frova

Intervento presentato al XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica, nella sessione: 19. Centralità dei margini e nuove forme di cittadinanza, coordinata dal Prof. João Pacheco de Oliveira e dal Prof. Roberto Malighetti.

Registrazione dell’intervento

Audio (20 min., italiano)

Traccia dell’intervento

Il mio contributo cerca di dare conto di una serie di trasformazioni nella relazione tra identità collettiva di gruppi abitano la campagna brasiliana, i movimenti che li rappresentano, i dispositivi legislativi che si riferiscono loro e come queste trasformazioni si inseriscono nel quadro della cittadinanza di questi gruppi nella società nazionale.

La mia attenzione si rivolge particolarmente a due gruppi particolari, ovvero i contadini storici del Baixo-Amazonas (Stato del Parà), da un lato, e i quilombola della Vale do Ribeira (Stato di S. Paulo), dall’altra, ma frequenti saranno i riferimenti agli abitanti delle campagne più in generale.

Nessuno di questi due questi gruppi, molto eterogenei al loro interno, hanno sviluppato sino agli anni Settanta del Novecento forme di auto-rappresentazioni forti. Parimenti non hanno sviluppato delle forti organizzazioni che li rappresentino.

Proprio perché tali movimenti rappresentano a tutti gli effetti dei gruppi latenti, senza strumenti di decisione interna e vincolo di rappresentanza, non focalizzeremo la nostra attenzione sull’autorappresentazione identitaria di questi gruppi, che sarà invece posta ai gruppi organizzati (Boudon, Bourricaud, 1989, Action (collective)), che in entrambe i casi sono rappresentati dai villaggi, o da gruppi di villaggi; l’autorappresentazione identitaria dei movimenti sarà quindi lasciata sullo sfondo, e usata come oggetto di confronto con quella dei gruppi. E’ evidente che esistono anche delle differenze e dei conflitti tra le autorappresentazioni dei gruppi organizzati e dei loro membri; anche a questo faremo riferimento.

La cittadinanza è intesa in questa sede come la garanzia effettiva di diritti civili, politici e sociali; la partecipazione alle istituzioni politiche; il senso di appartenenza alle comunità di contesto (cfr. Leydet, 2011).

Nota metodologica e fonti

Ricerca non accademica ma sviluppata a partire dal lavoro sul campo.

Riflessione sul rapporto tra i sogni personali e della nostra società e quelli delle persone coinvolte nei progetti di sviluppo locale e la loro società.

Le domande

Questi gruppi hanno posto in atto strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni? (Hanno i contadini brasiliani posto in atto delle strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni?)

Hanno queste strategie qualcosa di nuovo? (Queste strategie sono cambiate nel corso degli anni?)

Due precedenti: 1. Rivendicazione della riforma agraria come giustizia distributiva, successo del concetto di sem terra

Brasile

Baixo-Amazonas

Vale do Ribeira

Prima del 1980

Creazione dei sindacati in Acre

Creazione della FLONA Tapajós

1980-1984

- Conquista del STR di Santarém (Leroy, 1989)

- Lavoro di base della CPT (Santos, Tatto, 2008, p. 10)

1985-1989

- MST, congresso di Curitiba

- 1° incontro nazionale dei seringueiros

- Lavoro di base della CPT

1990-1994

- Creazione dell’EAACONE e del MOAB

1995-1999

- Frechal reserva quilombola

- Resex Tapajos-Arapiuns

- Primi riconoscimenti di terre di quilombo
- Inizio delle attività dell’Istituto Socioambiental (ISA)

2000-2004

- Consiglio FLONA Tapajós

- Primi atti amministrativi limiti terre

2005-2009

- Rafforzamento dell’intervento dell’ISA

2010-2012

- Primo titolo definitivo

Nel decennio della democratizzazione e in quello successivo, a livello brasiliano, la principale forma di rivendicazione della cittadinanza è stata quella che va sotto la bandiera della riforma agraria. Questa rivendicazione è stata portata avanti da soggetti molto diversi, a livello locale, statale e nazionale. A livello nazionale i soggetti più significativi che si sono fatti promotori di questa rivendicazioni, in modi molto diversi e spesso contrapposti sono stati il movimento sindacale e il Movimento Sem Terra (MST).

Questo di fatto ripropone in chiave nuova ma in termini molto simili alla contrapposizione tematizzata dalla teologia della liberazione tra oppresso e oppressore, categorie ovviamente ideali.

Due precedenti: 2. Questione agraria oltre la riforma agraria: la tortuosa storia dell’identità contadina

Se il Movimento Sem Terra si concentrava sin da subito sulla dimensione dell’accesso alla risorsa per eccellenza, la terra, come elemento di cittadinanza, i sindacati dei lavoratori della terra diversificavano molto di più la loro richiesta, indirizzandola soprattutto nei termini di benefici; il legame più pratico e meno ideologico tra leader sindacali nazionali e leader locali, e tra questi e il gruppo latente da questi rappresentato, ha fatto sì che anche le auto-rappresentazioni identitarie siano state meno rilevanti e meno efficaci.

Ciò nonostante, in un ambito più tecnico che di movimento sociale, sorge il termine agricoltura familiare, che verrà ad assumere nel corso degli anni una forza crescente, sussumendo, a suon di politiche pubbliche, tutte le società che vivono il rurale.

Contemporaneamente a questi processi, negli anni Ottanta e Novanta del Novecento vanno sviluppandosi rivendicazioni differenti, fondate su categorie di auto-rappresentazione differenti. I due gruppi di cui qui trattiamo interpretano bene due di questi casi.

I fattori creativi: 1. sviluppo e modo di appropriazione delle risorse naturali

Nel caso del Baixo-Amazonas iniziano a svilupparsi movimenti che rivendicano allo stesso tempo la garanzia dell’accesso alle risorse naturali e l’accesso a beni e servizi. Come nel caso dell’Acre, dove questo tipo di movimenti hanno inizio, tre fattori ne favoriscono la nascita:

a) la conquista dei sindacati dei lavoratori della terra da parte di componenti più combattive – fenomeno che caratterizza tutto il Brasile negli anni appena anteriori e appena posteriori alla democratizzazione

b) la scia della forte pressione imposta alle popolazioni amazzoniche da parte dei progetti di colonizzazione intrapresi dalla dittatura militare

c) l’affermarsi di un modello preservazionista per quanto riguarda le risorse naturali, con la creazione dei parchi

I contadini amazzonici si riappropriano del modello preservazionista imposto dall’esterno, che viene trasformato in uno strumento di rivendicazione di diritti.

Essi propongono un nuovo «patto» alla società nazionale, in cui, in cambio della garanzia della terra, «offrono» la conservazione delle risorse naturali.

I fattori creativi 2. la giustizia riparatrice

Lo spartiacque è il dispositivo che istituisce i quilombo nella costituzione del 1988.

Nel momento in cui entra nella Costituzione, nemmeno i costituenti hanno ben chiaro di che cosa si tratta: in quel momento ci si riferisce soprattutto all’eredità dei quilombo storici, laddove invece, in breve tempo, verrà alla luce la realtà ampia e multiforme dei quilombo contemporanei.

Attraverso la risemantizzazione e la produzione del concetto di quilombo, il richiamo alla tradizione e a un’identità di gruppo, si trasforma in uno strumento forte di rivendicazione di uno spazio nella società.

Nel caso della Vale do Ribeira questo processo impiega un tempo più lungo che in altre parti del paese: il lavoro di sensibilizzazione, portato avanti da soggetti esterni, inizia negli anni Novanta, e i primi riconoscimenti risalgono agli anni in cui Frechal diventa resex quilombola.

I fattori di crisi: uno sguardo più ampio

L’affermarsi di queste nuove dimensioni di rivendicazione della cittadinanza si accompagnano a una crisi delle altre strategie.

I motivi:

a) La progressiva distinzione concettuale (e politica) della questione agraria, dalla questione dello sviluppo economico.

b) La debolezza dei grandi mediatori – MST, CPT – che, malgré tout, non riescono a sussumere nella categoria sem terra – uno spettro più ampio di soggetti sociali locali.

Ma ciò che vogliamo sottolineare ora è soprattutto l’inefficacia di queste dimensioni di rendere conto di dimensioni non riducibili, ovvero il rapporto che i soggetti hanno con i territori d’origine, con i territori e la dimensione geografica, ovvero dove le persone si trovano. Elementi che, fra l’altro, tornano all’ordine del giorno quando si creano gli insediamenti stessi. Tutto questo a fronte invece di una contrapposizione oppressi – oppressori molto più generale di queste.

Secondo Almeida (Almeida, 2008) le nuove identità collettive si sovrappongono a quella sindacale senza rottura, mentre a mio parere questa rottura c’è: l’adesione al sindacato rimane strumentale, mentre le rivendicazioni si concentrano sull’aspetto più identitario, relativo al particolare rapporto con le risorse naturali o a un particolare legame con un passato storico.

Insomma la riproposizione dell’accesso alla terra di pone proprio facendo appello ad elementi che nella concezione più generalista non erano considerati, e passando da un concetto generico di giustizia sociale, a concetti radicati in dimensioni meno laiche e più viscerali, quali le radici nella terra, il diritto originario alla terra, un modo di vita culturalmente diverso – pur se inseriti, ad altro livello, nel quadro dei diritti umani. Questo si inserisce in una più ampia e profonda crisi di modelli universalistici di cittadinanza, a favore di modelli differenzialisti (Leydet, 2011, §2), sebbene le diseguaglianze, per quanto invocate come «naturali» – proprio in risposta a questo nuovo quadro ideologico – vengono subitamente depurate di questo elemento e convertite in diseguaglianze sociali[1].

Conclusioni

1) Sia i contadini storici amazzonici, sia i quilombo hanno messo in atto negli ultimi trent’anni delle strategie per accedere ai diritti civili, politici e sociali, rivendicando un ruolo nelle società di contesto

a) per il particolare rapporto con le risorse naturali, più rispettoso e quindi utile o a controbilanciare l’uso indiscriminato o a proporre un diverso modello di sviluppo e/o

b) per un debito storico che la società stessa ha nei loro confronti.

2) Queste strategie sono state a diverso titolo interpretate sia a livello di gruppi latenti, sia a livello di gruppi organizzati (villaggi), sia infine di strategie famigliari e individuali, sebbene in costante conflitto tra una dimensione di auto-rappresentazione esterna e una di auto-rappresentazione e pratica interna.

3) Queste strategie rappresentano una reale novità, in quanto spostano l’accento da una giustizia sociale basata sulle risorse a dimensioni più innervate con l’identità.

4) Proprio anche per questo motivo, il senso di appartenenza alla comunità di contesto, invece di darsi per via di assimilazione, si dà per via di identificazione, proponendo quindi alla società nazionale di accettare una diversità, della quale essi sono componenti. Ciò sembra in qualche modo proporre una strada, seppur precaria e provvisoria, al superamento dell’aporia costituita dalla contrapposizione etimologica tra la cittadinanza e l’essere contadino, ovvero non-cittadino.

Bibliografia

Alfredo Wagner B. de Almeida, Terra de quilombo, terras indígenas, “babaçuais livre”, “castanhais do povo”, faixinais e fundos de pasto: terras tradicionalmente ocupadas, PGSCA – UFAM, Manaus 2008

Raymond Boudon, François Bourricaud, A critical dictionary of sociology, Routledge, 1989 [1986]

Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983]

Jean-Pierre Leroy, Uma chama na Amazônia. Campesinato, consciência de classe e educação. O Movimento Sindical dos Trabalhadores Rurais de Santarém (1974-85), Tesi (FGV), 1989

Dominique Leydet, Citizenship, The Stanford Encyclopedia of Philosophy, Aug. 1, 2011, Indirizzo: http://plato.stanford.edu/, consultato il: 31/03/2012

Katia M. Pacheco dos Santos, Nilto Tatto, Agenda Socioambiental de Comunidades Quilombolas do Vale do Ribeira, Instituto Socioambiental, São Paulo 2008

Note

[1] Todos “estão de acordo em pensar que as classes sociais são uma conseqüência das desigualdades existentes na sociedade. Isto já permite uma rigorosa delimitação dos fenômenos que entram nos limites da aplicação do conceito de Classe, uma vez que: 1) torna possível excluir tudo o que entra na categoria das desigualdades naturais; 2) faz referência apenas às desigualdades que não são casuais e se revelam de modo sistemático e estruturado. Isso não impede, porém, que haja desigualdades naturais que adquirem relevância na sociedade e se convertem, por isso, em desigualdades sociais” (Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983], p. 169-170, corsivo mio).

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May 13th, 2012 at 8:56 am

Gastronomic event in S. Paulo

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My badge at the Semana Mesa SP

Semana Mesa SP is one of the most important Latin American gastronomic events; in 2010 comes to its 4th edition; this year issue is “What gastronomy could do for the plantet?”, an incipient, but clear stance to put gastronomy outside the restaurants walls.

I participated to the event presenting the piracui (fish flour) Tamuá both in the Instituto Slow Food São Paulo stall and the Gustavo Rocha panel “Poke de filhote com guyoza de piracuí ao molho de açaí [Amazonian catfish* poke and piracui guyoza with açai** sauce]”, and speaking about landraces in the Claudia Mattos panel “Petit Gateau Nativo [Native petit gateau]”, that presented an innovative way to combine rice and beans.

* Branchyplathystoma filamentosum.
** Pulp of the Euterpe oleracea palm fruits.

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November 12th, 2010 at 4:28 pm

Il delizioso miele delle api senza pungiglione

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Apparso sul sito dell’Associazione Piemontesi nel Mondo – Sezione di S. Paulo.

Non c’è gioia senza affanno, non c’è rosa senza spine, ma ci sono delle api senza pungiglione? Nell’America Latina, sì. Queste api, chiamate da alcuni “native”, da altri, semplicemente “senza pungiglione”, non appartengono, come nel caso dell’ape a noi nota (Apis mellifera), ad una sola specie, bensì a centinaia di specie differenti, riunite in una stessa “tribù”, Meliponini. Questo tipo di api, oltre che nell’America Latina, si trovano in Australia, nel Sudest asiatico e nell’America meridionale.

Solo alcune specie appartenenti alla “tribù” Meliponini produce miele, ma la loro importanza per la conservazione degli ecosistemi naturali è grande, in quanto questi insetti impollinano un numero elevatissimo di piante dei climi tropicali e sub-tropicali; a volte esiste una relazione strettissima tra una specifica pianta e la sua ape impollinatrice, cosicché la sopravvivenza di una dipende dalla sopravvivenza dell’altra.

Nel Brasile le cosiddette api europee (Apis mellifera), che producono il miele più conosciuto, sono state introdotte sin dai primi anni dell’invasione europea. Negli anni Settanta una sotto-specie dell’Apis millifera, detta africana ( Apis mellifera scutellata), è stata portata in Brasile per migliorare la specie europea qui presente; in seguito ad una ancora non chiarita “fuga” di api regina, l’ape africana ha iniziato rapidissimamente a diffondersi in Brasile. Non vi è ancora accordo tra gli scienziati quanto all’impatto dell’introduzione di queste specie di fuori sulle api senza pungiglione: alcuni sostengono che le due api, traendo il proprio nutrimento dagli stessi fiori, siano in competizione, e che l’ape col pungiglione, più aggressiva, abbia la meglio su quella nativa; altri sostengono che la fonte di nutrimento è differente e pertanto che possano coesistere.

Il miele delle api senza pungiglione ha delle caratteristiche fisiche, microbiologiche ed organolettiche molto differenti dal miele delle api con il pungiglione. Ciò che maggiormente lo caratterizza è la grande diversità: non solo, infatti, come nel caso nel miele di Apis, il gusto è influenzato dai fiori, ma pure dalle diverse specie di api. Esistono in Brasile molti produttori di miele d’api senza pungiglione, soprattutto nel Nord e nel Nordest; tali prodotti sono spesso ancora poco noti, ma coinvolgono già un considerevole numero di produttori e di organizzazioni.

Per esempio, nel Baixo-Amazonas, stato del Pará, sito a metà strada tra le capitali Belém e Manaus, ci sono già più di 400 agricoltori che producono questo miele. Tra questi, segnaliamo in particolare il miele Tamuá, del comune di Prainha e il miele Coramaz, dei villaggi di Coroca, Anã e di altri villaggi della Resex Tapajós-Arapiuns. Questi mieli sono soprattutto frutto delle api Canudo (Scaptotrigona Sp.3) e Jandaira (Melipona compressipis). Il loro aroma è particolarissimo: fiorale, fruttato e sempre lievemente acidulo. Più che essere usati come il miele comune, su una fetta di pane, questi mieli sono da apprezzare puri, o come bevanda, o, ancora, per dare un tocco speciale ad altri alimenti, come il gelato.

In virtù della grande varietà di mieli di api senza pungiglione, si sono iniziate ad organizzare delle sessioni di degustazione di mieli di api senza pungiglione africane, così come già accade per il miele di Apis. Recentemente, ne è stata realizzata una durante la II edizione di Terra Madre Brasil, nel marzo del 2010, coordinata da Jerônimo Villas-Boas.

Gusto delizioso, conservazione della biodiversità e possibilità generare reddito per piccoli produttori: il miele di api senza pungiglione riunisce in sé tutti questi atout. Ora è solo necessario provarlo!

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May 28th, 2010 at 11:31 am

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Workshop about Native Bees Breeding

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During the last weekend I attended in Cuiabá (Mato Grosso, Brazil) the “Technological Exchange Workshop about Native Bee Breeding, between producer communities, researcher and civil society organizations. Produtction and preservation systems and native bees honey legal framework”.

There were represented the following institutions: Instituto Iraquara, Projeto Abelhas Nativas (Maranhão), Universidade de São Paulo / Laboratório de Abelhas do Instituto de Biociências, Apruscipesc (Santarém), Centro de Apóio a Projetos de Ação Comunitária – CEAPAC (Santarém), Instituto Peabiru, Instituto Sociedade População e Natureza, RETE; some representatives of the indigenous peoples (Judiá e Kaiabí); some others producers.

In the first days were presented the different experiences, with focus on: number and caracteristics of the involved communities, kind of breeded bees, experiences’ history, breeding and managing techniques, honey collecting technologies.

In the second day, the focus was turned on the marketed products, and on the organizational arrangements. The participants tasted the honey produced by: Wilson Mello, Apruscipesc (Neida Rego), pelo Francisco Melo e Instituto Iraquara. The legal framework was discussed.

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May 26th, 2010 at 12:40 pm

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Partnerships in the Lower-Amazon region

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From March the 14th to the 24th I spent some time in the Middle-Lower Amazon region, Pará, Brasil.

With me, Rodolfo Canciani, of the Italian NGO Fratelli dell’Uomo.

The aim of our trip in this beautiful region was to overlook the work of some organizations, in order to evaluate the feasibility of the partnership establishment.

First, we visited the municipality of Oriximiná, one of the bigger in the region. Here we met the Rural Workers Union.

People from both the plateau (planalto) and the river bank (ribeirinhos) attended the meeting; the first ones main crops are rice, beans, corn and cassava; the second ones plant and process cassava and have a tradition of extractivism (Brazilian chestnut, wood, etc.). The main challenges of the Rural Workers Union are now: the implementation of the rural settlements created in the region, a good use of the government credit, some form of centralization and processing of the villages’ products (in first stance fruits), and the writing of project proposals, in order to access funding opportunities.

Then we came back to Santarém, where we met the Centro de Apoio a Projetos de Ação Comunitária (CEAPAC) and the regional chief of the State Ministry of Agriculture (SAGRI).

We travelled then to Prainha, a municipality lower in the Amazon river.

Here came to be created a protected area, called Renascer (RESEX Renascer), as the final act of a long season of struggles, started in 2000 (see more about the RESEX Renascer here; the protected area creation did not prevented the clandestine loggers to attack the forest and the people of this region. Here we reached Santo Antonio, a village in the Tamuataí riverbank, 24 hours far from Santarém, by boat; here we appreciated the skill of the local people making cassava cracker (beijú) and wood handicrafts.

We slept here, under a starry sky, listening at the monkeys sound, far away in the forest. Soon in the morning we went to the near village of Espírito Santo, where we had a meeting with the local people. The main challenge in the region are the basic services, a duty the government does not comply with, and the sustainable development of the people of the protected area; a non-spoken, but clear priority is the legitimation and strengthening of the protected area new organization, the "association mother"; in this process, the conflict of antagonist political parties in the region, it is an obstacle.

From the Tamuataí river we went to the Vira Sebo village, at the encounter of the Ururará with the Amazon river. Here we spent almost a day with the local fishermen, who live in wood piles, sometimes of great quality and beauty. We heard the poem written by a wise man, listing a great number of bird, fish, mammal, reptile species, some of them extinct.

The main challenges here are the management of the most important natural resource, fish, the improvement in the commercialization of the fish and its by-products, like piracuí (fish flour), and a better water quality.

At the end of our trip we met the local NGO Centro de Estudo, Pesquisa e Formação dos Trabalhadores do Baixo-Amazonas (CEFT-BAM), and the German NGO DED, in order to discuss some means of implementation of our partnership strategy in the region.

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March 26th, 2010 at 12:01 pm

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Piracuí. Bolinho de mandioca com piracuí e sopa de piracuí no leite de coco

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quarta-feira, 27 de janeiro de 2010

… Já ela, a farinha de peixe ou piracuí (do tupi: pira = peixe + cuí = farinha) que ganhei, veio do Município de Prainha, no Pará, especificamente da comunidade de pescadores de Vira-Sebo, com longa tradição na produção desta farinha feita ainda com métodos tradicionais.

Leia o belo post na íntegra no blog da Neide Rigo, Come-se.

Foto di Neide Rigo

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January 30th, 2010 at 12:45 pm

Conflict in the Renascer is intensifying and violence grows up

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Attacks with fire arms, physical aggressions and  arson of the houses of the local people are recurrent. Since the beginning of the year, local people spread manifestos, denouncing the what it is happening and claiming for state intervention.

Read the full story (in Portuguese) in the Instituto Socioambiental website.

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January 13th, 2010 at 3:50 pm

Inhabitants of the Renascer Resex villages settle to prevent the exit of barges full of wood

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Sunday, January 3, 2010, 12:52 AM – News
News published in the Instituto Socioambiental web site in December the 21st, 2009.

Since November the 27th, inhabitants of the Renascer Resex villages are settling at the exit of the Tamuataí river, in the municipality of Prainha (Pará, Brazil), near the border of the protected area, in order to prevent the exit of barges full of wood. The village people say that the wood was extracted illegally and explain they are fed up with waiting for the governmental patrolling.
Read the full story in the blog Tamuá.

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January 3rd, 2010 at 3:41 pm

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Inhabitants of the Renascer settle to prevent wood theft

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luca fanelli / MAÌS, Pinguela no igarapé Tamuataí, mun. de Prainha (Brasil)

For 20 days until now, 200 people from local villages, try to prevent that the barges full of wood escape from the protected area (Resex Renascer). The wood come from illegal logging, within the protected area, in the municipality of Prainha, Pará, Brazil.

Read the full story on the Socio-Environment Institute website (in Portuguese).

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December 22nd, 2009 at 11:30 am

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Identidade visual comunidades ribeirinhas (resgate)

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Notícia postada no blog ARTIVISIVE SP em 2007.

Mais informações na página sobre Tamuá

Um pequeno grande exemplo de como um projeto de design pode interligar pontos do território brasileiro em busca de um bem comum. Conto um pouco da historia de como foi efetuada esta jornada projetual dos alunos de 3o ano de Graphic Design do IED São Paulo.


 

O projeto teve inicio na 2a metade do ano de 2006, com o contato de Luca Fanelli, responsável no Brasil pela MAIS – ONG Italiana, com patrocínio do ministério do exterior da Itália, que desenvolve projetos de implementação da agricultura familiar das comunidades rurais da baixa Amazônia compatíveis com a preservação e conservação do eco sistema local.

Ao descrever as atividades agrícolas destas comunidades, Luca pediu a colaboração do Istituto Europeo para o desenvolvimento da identidade visual dos produtos. As comunidades produzem de forma artesanal produtos como mel, farinha de mandioca, biju, polpa de fruta e artesanato.

Para isso, convidamos como orientador do projeto Giovanni Vannucchi, sócio-fundador da OZ Design, um dos mais renomados estúdios de Branding brasileiros. Assim, em 19 de março de 2007, deu se inicio ao projeto aonde os alunos de 3o ano de Graphic Design eram dirigidos por Vannucchi e argumentavam a distância com Luca Fanelli.

Desenvolvendo assim um 1o percurso de pesquisa com término em 26 de abril. Durante esta fase formas realizados o briefing do projeto, a pesquisa iconográfica, o naming, a pesquisa de Mercado e as hipóteses de identidade visual.

Ao inicio de maio, os estudantes, Giovanni Vannucchi e eu, fizemos uma visita de campo em Santarém do Pará com as hipóteses de projeto a serem apresentadas.

Durante uma semana foram realizadas reuniões com a MAIS e as outras associações colaboradoras do projeto, a CEFT-BAM e CEAPAC. Na cidade de Santarém foram efetuadas pesquisas em mercados, supermercados, gráficas e pontos de encontro. Depois viajamos de barco pelo rio Amazonas para visitar e conhecer as comunidades, onde apresentamos nossos projetos, e visitamos os locais de produção.

Ao retornarmos para São Paulo, os estudantes desenvolveram os projetos definitivos, que foram apresentados na metade de junho na sede IED de São Paulo e foram enviados para as comunidades em Santarém.

Em outubro, em Brasília, durante um importante encontro sobre Slow Food, a Comunidade de Santo Antonio apresentou seus produtos com embalagens desenvolvidas pela aluna Marilia Rúbio. http://terramadre.slowfoodbrasil.com/

Written by lucafanelli

December 7th, 2009 at 11:49 am

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