Diversità del “campesinato” brasiliano e delle sue lotte per la cittadinanza (registrazione e traccia intervento)

Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012.
Palazzo dei priori. Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012. Foto di Carla Frova

Intervento presentato al XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica, nella sessione: 19. Centralità dei margini e nuove forme di cittadinanza, coordinata dal Prof. João Pacheco de Oliveira e dal Prof. Roberto Malighetti.

Registrazione dell’intervento

Audio (20 min., italiano)

Traccia dell’intervento

Il mio contributo cerca di dare conto di una serie di trasformazioni nella relazione tra identità collettiva di gruppi abitano la campagna brasiliana, i movimenti che li rappresentano, i dispositivi legislativi che si riferiscono loro e come queste trasformazioni si inseriscono nel quadro della cittadinanza di questi gruppi nella società nazionale.

La mia attenzione si rivolge particolarmente a due gruppi particolari, ovvero i contadini storici del Baixo-Amazonas (Stato del Parà), da un lato, e i quilombola della Vale do Ribeira (Stato di S. Paulo), dall’altra, ma frequenti saranno i riferimenti agli abitanti delle campagne più in generale.

Nessuno di questi due questi gruppi, molto eterogenei al loro interno, hanno sviluppato sino agli anni Settanta del Novecento forme di auto-rappresentazioni forti. Parimenti non hanno sviluppato delle forti organizzazioni che li rappresentino.

Proprio perché tali movimenti rappresentano a tutti gli effetti dei gruppi latenti, senza strumenti di decisione interna e vincolo di rappresentanza, non focalizzeremo la nostra attenzione sull’autorappresentazione identitaria di questi gruppi, che sarà invece posta ai gruppi organizzati (Boudon, Bourricaud, 1989, Action (collective)), che in entrambe i casi sono rappresentati dai villaggi, o da gruppi di villaggi; l’autorappresentazione identitaria dei movimenti sarà quindi lasciata sullo sfondo, e usata come oggetto di confronto con quella dei gruppi. E’ evidente che esistono anche delle differenze e dei conflitti tra le autorappresentazioni dei gruppi organizzati e dei loro membri; anche a questo faremo riferimento.

La cittadinanza è intesa in questa sede come la garanzia effettiva di diritti civili, politici e sociali; la partecipazione alle istituzioni politiche; il senso di appartenenza alle comunità di contesto (cfr. Leydet, 2011).

Nota metodologica e fonti

Ricerca non accademica ma sviluppata a partire dal lavoro sul campo.

Riflessione sul rapporto tra i sogni personali e della nostra società e quelli delle persone coinvolte nei progetti di sviluppo locale e la loro società.

Le domande

Questi gruppi hanno posto in atto strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni? (Hanno i contadini brasiliani posto in atto delle strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni?)

Hanno queste strategie qualcosa di nuovo? (Queste strategie sono cambiate nel corso degli anni?)

Due precedenti: 1. Rivendicazione della riforma agraria come giustizia distributiva, successo del concetto di sem terra

Brasile

Baixo-Amazonas

Vale do Ribeira

Prima del 1980

Creazione dei sindacati in Acre

Creazione della FLONA Tapajós

1980-1984

– Conquista del STR di Santarém (Leroy, 1989)

– Lavoro di base della CPT (Santos, Tatto, 2008, p. 10)

1985-1989

– MST, congresso di Curitiba

– 1° incontro nazionale dei seringueiros

– Lavoro di base della CPT

1990-1994

– Creazione dell’EAACONE e del MOAB

1995-1999

– Frechal reserva quilombola

– Resex Tapajos-Arapiuns

– Primi riconoscimenti di terre di quilombo
– Inizio delle attività dell’Istituto Socioambiental (ISA)

2000-2004

– Consiglio FLONA Tapajós

– Primi atti amministrativi limiti terre

2005-2009

– Rafforzamento dell’intervento dell’ISA

2010-2012

– Primo titolo definitivo

Nel decennio della democratizzazione e in quello successivo, a livello brasiliano, la principale forma di rivendicazione della cittadinanza è stata quella che va sotto la bandiera della riforma agraria. Questa rivendicazione è stata portata avanti da soggetti molto diversi, a livello locale, statale e nazionale. A livello nazionale i soggetti più significativi che si sono fatti promotori di questa rivendicazioni, in modi molto diversi e spesso contrapposti sono stati il movimento sindacale e il Movimento Sem Terra (MST).

Questo di fatto ripropone in chiave nuova ma in termini molto simili alla contrapposizione tematizzata dalla teologia della liberazione tra oppresso e oppressore, categorie ovviamente ideali.

Due precedenti: 2. Questione agraria oltre la riforma agraria: la tortuosa storia dell’identità contadina

Se il Movimento Sem Terra si concentrava sin da subito sulla dimensione dell’accesso alla risorsa per eccellenza, la terra, come elemento di cittadinanza, i sindacati dei lavoratori della terra diversificavano molto di più la loro richiesta, indirizzandola soprattutto nei termini di benefici; il legame più pratico e meno ideologico tra leader sindacali nazionali e leader locali, e tra questi e il gruppo latente da questi rappresentato, ha fatto sì che anche le auto-rappresentazioni identitarie siano state meno rilevanti e meno efficaci.

Ciò nonostante, in un ambito più tecnico che di movimento sociale, sorge il termine agricoltura familiare, che verrà ad assumere nel corso degli anni una forza crescente, sussumendo, a suon di politiche pubbliche, tutte le società che vivono il rurale.

Contemporaneamente a questi processi, negli anni Ottanta e Novanta del Novecento vanno sviluppandosi rivendicazioni differenti, fondate su categorie di auto-rappresentazione differenti. I due gruppi di cui qui trattiamo interpretano bene due di questi casi.

I fattori creativi: 1. sviluppo e modo di appropriazione delle risorse naturali

Nel caso del Baixo-Amazonas iniziano a svilupparsi movimenti che rivendicano allo stesso tempo la garanzia dell’accesso alle risorse naturali e l’accesso a beni e servizi. Come nel caso dell’Acre, dove questo tipo di movimenti hanno inizio, tre fattori ne favoriscono la nascita:

a) la conquista dei sindacati dei lavoratori della terra da parte di componenti più combattive – fenomeno che caratterizza tutto il Brasile negli anni appena anteriori e appena posteriori alla democratizzazione

b) la scia della forte pressione imposta alle popolazioni amazzoniche da parte dei progetti di colonizzazione intrapresi dalla dittatura militare

c) l’affermarsi di un modello preservazionista per quanto riguarda le risorse naturali, con la creazione dei parchi

I contadini amazzonici si riappropriano del modello preservazionista imposto dall’esterno, che viene trasformato in uno strumento di rivendicazione di diritti.

Essi propongono un nuovo «patto» alla società nazionale, in cui, in cambio della garanzia della terra, «offrono» la conservazione delle risorse naturali.

I fattori creativi 2. la giustizia riparatrice

Lo spartiacque è il dispositivo che istituisce i quilombo nella costituzione del 1988.

Nel momento in cui entra nella Costituzione, nemmeno i costituenti hanno ben chiaro di che cosa si tratta: in quel momento ci si riferisce soprattutto all’eredità dei quilombo storici, laddove invece, in breve tempo, verrà alla luce la realtà ampia e multiforme dei quilombo contemporanei.

Attraverso la risemantizzazione e la produzione del concetto di quilombo, il richiamo alla tradizione e a un’identità di gruppo, si trasforma in uno strumento forte di rivendicazione di uno spazio nella società.

Nel caso della Vale do Ribeira questo processo impiega un tempo più lungo che in altre parti del paese: il lavoro di sensibilizzazione, portato avanti da soggetti esterni, inizia negli anni Novanta, e i primi riconoscimenti risalgono agli anni in cui Frechal diventa resex quilombola.

I fattori di crisi: uno sguardo più ampio

L’affermarsi di queste nuove dimensioni di rivendicazione della cittadinanza si accompagnano a una crisi delle altre strategie.

I motivi:

a) La progressiva distinzione concettuale (e politica) della questione agraria, dalla questione dello sviluppo economico.

b) La debolezza dei grandi mediatori – MST, CPT – che, malgré tout, non riescono a sussumere nella categoria sem terra – uno spettro più ampio di soggetti sociali locali.

Ma ciò che vogliamo sottolineare ora è soprattutto l’inefficacia di queste dimensioni di rendere conto di dimensioni non riducibili, ovvero il rapporto che i soggetti hanno con i territori d’origine, con i territori e la dimensione geografica, ovvero dove le persone si trovano. Elementi che, fra l’altro, tornano all’ordine del giorno quando si creano gli insediamenti stessi. Tutto questo a fronte invece di una contrapposizione oppressi – oppressori molto più generale di queste.

Secondo Almeida (Almeida, 2008) le nuove identità collettive si sovrappongono a quella sindacale senza rottura, mentre a mio parere questa rottura c’è: l’adesione al sindacato rimane strumentale, mentre le rivendicazioni si concentrano sull’aspetto più identitario, relativo al particolare rapporto con le risorse naturali o a un particolare legame con un passato storico.

Insomma la riproposizione dell’accesso alla terra di pone proprio facendo appello ad elementi che nella concezione più generalista non erano considerati, e passando da un concetto generico di giustizia sociale, a concetti radicati in dimensioni meno laiche e più viscerali, quali le radici nella terra, il diritto originario alla terra, un modo di vita culturalmente diverso – pur se inseriti, ad altro livello, nel quadro dei diritti umani. Questo si inserisce in una più ampia e profonda crisi di modelli universalistici di cittadinanza, a favore di modelli differenzialisti (Leydet, 2011, §2), sebbene le diseguaglianze, per quanto invocate come «naturali» – proprio in risposta a questo nuovo quadro ideologico – vengono subitamente depurate di questo elemento e convertite in diseguaglianze sociali[1].

Conclusioni

1) Sia i contadini storici amazzonici, sia i quilombo hanno messo in atto negli ultimi trent’anni delle strategie per accedere ai diritti civili, politici e sociali, rivendicando un ruolo nelle società di contesto

a) per il particolare rapporto con le risorse naturali, più rispettoso e quindi utile o a controbilanciare l’uso indiscriminato o a proporre un diverso modello di sviluppo e/o

b) per un debito storico che la società stessa ha nei loro confronti.

2) Queste strategie sono state a diverso titolo interpretate sia a livello di gruppi latenti, sia a livello di gruppi organizzati (villaggi), sia infine di strategie famigliari e individuali, sebbene in costante conflitto tra una dimensione di auto-rappresentazione esterna e una di auto-rappresentazione e pratica interna.

3) Queste strategie rappresentano una reale novità, in quanto spostano l’accento da una giustizia sociale basata sulle risorse a dimensioni più innervate con l’identità.

4) Proprio anche per questo motivo, il senso di appartenenza alla comunità di contesto, invece di darsi per via di assimilazione, si dà per via di identificazione, proponendo quindi alla società nazionale di accettare una diversità, della quale essi sono componenti. Ciò sembra in qualche modo proporre una strada, seppur precaria e provvisoria, al superamento dell’aporia costituita dalla contrapposizione etimologica tra la cittadinanza e l’essere contadino, ovvero non-cittadino.

Bibliografia

Alfredo Wagner B. de Almeida, Terra de quilombo, terras indígenas, “babaçuais livre”, “castanhais do povo”, faixinais e fundos de pasto: terras tradicionalmente ocupadas, PGSCA – UFAM, Manaus 2008

Raymond Boudon, François Bourricaud, A critical dictionary of sociology, Routledge, 1989 [1986]

Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983]

Jean-Pierre Leroy, Uma chama na Amazônia. Campesinato, consciência de classe e educação. O Movimento Sindical dos Trabalhadores Rurais de Santarém (1974-85), Tesi (FGV), 1989

Dominique Leydet, Citizenship, The Stanford Encyclopedia of Philosophy, Aug. 1, 2011, Indirizzo: http://plato.stanford.edu/, consultato il: 31/03/2012

Katia M. Pacheco dos Santos, Nilto Tatto, Agenda Socioambiental de Comunidades Quilombolas do Vale do Ribeira, Instituto Socioambiental, São Paulo 2008

Note

[1] Todos “estão de acordo em pensar que as classes sociais são uma conseqüência das desigualdades existentes na sociedade. Isto já permite uma rigorosa delimitação dos fenômenos que entram nos limites da aplicação do conceito de Classe, uma vez que: 1) torna possível excluir tudo o que entra na categoria das desigualdades naturais; 2) faz referência apenas às desigualdades que não são casuais e se revelam de modo sistemático e estruturado. Isso não impede, porém, que haja desigualdades naturais que adquirem relevância na sociedade e se convertem, por isso, em desigualdades sociais” (Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983], p. 169-170, corsivo mio).

Resoconto Summer Academy 2010 “Migrazioni italiane nella glocalizzazione”


Partecipanti della Summer Academy 2010 organizzata dal Centro Altreitalie. Foto di Maddalena Tirabassi

Esiste e cosa si intende per un’”identità” italica? Ovvero un’identità di coloro che abitano il territorio italiano, ma anche di coloro che in esso affondano le proprie radici (gli emigrati)? Come l’esperienza del colonialismo italiano ha influenzato la costruzione di tale identità? Come l’hanno influenzata le grandi migrazioni che hanno portato, dalla metà dell’Ottocento a oggi, tanti abitanti della penisola in altri paesi d’Europa e d’America e in tutti i continenti? E come la hanno influenzata le migrazioni interne alle regioni d’Italia? Quale, infine, la realtà degli italiani che oggi vivono fuori dall’Italia?

Leggi il resoconto intero sul sito dell’Associazione Piemontesi nel Mondo di S. Paulo.

IV Certified brazil fair

Today I visited the IV Feira Brasil Certificado, in São Paulo, promoted by the Imaflora (Instituto de Manejo e Certificação Florestal e Agrícola), the Amigos da Terra – Amazônia Brasileira, the IMAZON – (Instituto do Homem e Meio Ambiente da Amazônia), the FSC – Forest Stewardship Council and the the RAS

Flooded forest in the Renascer protected area

There were big and small companies, and social enterprises, all certified by bodies related to the Forest Stewardship Council (FSC).

The five steps towards FSC certification, according to his FSC user-friendly guide tu FSC certification for smallholders are:

  1. Contact the certification body
  2. Chose certification body
  3. Certification assessment (a certification audit takes place to assess the operation’s qualifications for certification)
  4. Certification report
  5. Certification decision (if the certification decision is positive, you receive the FSC certificate; if the audit revealed that your operation is not yet full in compliance with FSC requirements, then you will be asked to provide evidence of your implementation of the corrective action requests).

But how a village or community is far from be able to carry out this long, difficult and expensive process alone?

Carinval with the Agora Vai samba team

Happy times dancing with the people of the Agora vai “bloco”, surfing in the city full of water, as this year lyrics says.

This year the lyrics was:

O clima do planeta tá bem louco
Quando chove é um sufoco, é um deus nos acuda
Por causa desses gases poluentes
Minha tia está demente, minha sogra ficou surda (BIS)

Tem muita água na terra da garoa
Vendi o meu Chevette, vou andar só de canoa (BIS)

Mas se a canoa virar… Chuá!!!
Tudo bem, tudo legal
Vou me encher de purpurina
Vou desfilar no Agora Vai de fio dental (BIS)

Vem mergulhar na multidão
Pega a minha prancha e vem surfar no Minhocão (BIS)

Seminário Amazônia: Desafios e Perspectivas da Integração Regional

Nestes dias estou participando do Seminário Amazônia.


Após grande procura, estão encerradas as incrições gratuitas para o Seminário Internacional “Amazônia: Desafios e Perspectivas da Integração Regional”. O encontro de autoridades e especialistas no tema é uma realização do Centro Brasileiro de Estudos da América Latina, deste Memorial, em parceria com a Academia Brasileira de Ciências e a Universidade de São Paulo. Ele se realiza na Biblioteca Latino-Americana Victor Civita, nos dias 16 e 17 de novembro.

Entre as questões que serão enfrentadas, temos os desafios do desenvolvimento sustentável da Amazônia, as relações comerciais e a colaboração científica e tecnológica entre os países amazônicos (entre eles, além do Brasil, o Peru, Colômbia, Equador e Venezuela), as políticas científicas e de inovação, os desastres ecológicos e as chamadas fendas sociais.

O desenvolvimento sustentável da Grande Amazônia, um espaço transfronteiriço que abrange nove países sul-americanos, é um dos grandes desafios do nosso tempo e para enfrentá-lo é essencial que adotemos estratégias e políticas públicas integradas envolvendo o esforço conjunto dos estados e respectivas sociedades nacionais que hoje compartilham essa imensa região de importância planetária.

Diante das escalas envolvidas e da complexidade das características naturais, econômicas e sociais amazônicas, é essencial que essas políticas conjuntas priorizem, ao máximo, investimentos maciços em ciência e tecnologia como fator essencial para introduzir e consolidar ali as bases de um desenvolvimento de novo tipo.

Está comprovado que os avanços científicos são atualmente essenciais para gerar alternativas nos sistemas produtivos e na educação em geral, bem como representam fontes de inovação que contribuem para superar as desigualdades sociais. Além disso, as inovações tecnológicas, contextualizadas e implementadas de forma apropriada localmente, podem contribuir para conservar os recursos naturais, utilizá-los economicamente de modo racional e contribuir decisivamente para a geração de oportunidades de renda para as comunidades locais da região.

Que modalidades de políticas públicas – e particularmente as científicas – melhor contribuirão para atingir esses objetivos? Que formas de aplicação/descoberta/inovação podem prevenir e reduzir impactos ambientais e, ao mesmo tempo, elevar os padrões de qualidade de vida das populações da região? De que modo os governos nacionais e a comunidade internacional podem empreender esforços visando a plena integração das suas estratégias e ações para a região e com isso torná-las mais eficientes para enfrentar esses desafios?

Essas são algumas das questões que devem ser abordadas e refletidas durante o seminário organizado pela Academia Brasileira de Ciências e o Centro Brasileiro de Estudos da América Latina, da Fundação Memorial da América Latina, “Amazônia: Desafios e Perspectivas da Integração Regional”.

Os conferencistas e debatedores convidados apresentarão as suas visões sobre esses temas, a partir das suas experiências como dirigentes e estudiosos de instituições públicas e privadas que tratam de políticas públicas voltadas para a integração regional da Amazônia sul-americana, tendo como foco esforços de cooperação nos campos da ciência, tecnologia, inovação, economia e relações internacionais.

Programa
16 de novembro
09:00 – 10:00 Abertura (Autoridades) e Conferência Inaugural (Bertha Becker)
10:00 – 13:00 Mesa 1: Diversidade Sócio-cultural e Integração Sul-americana
Coordenação: Maria Manuela Carneiro da Cunha (Univ. Chicago) / Francisco Pyianko
• Adalberto Veríssimo (Imazon)
• Adriana Ramos (Instituto Socioambiental);
• Ana Valéria Araújo (Fundo Brasil de Direitos Humanos)
• Elaine Elisabetsky (UFRGS)
• Margarita Benavides (Instituto del Bien Común – Peru);

13:00 – 15:00 Almoço
15:00–18:00 Mesa2:Amazônia: Desafio Científico e Tecnológico para o Século XXI
Coordenação: Adalberto Val (INPA) / Carlos Nobre (INPE)
• Guilherme Leal (Natura)
• Jorge Almeida Guimarães (CAPES)
• Luciano Coutinho (BNDES)
• Luz Marina Mantilla (Instituto Amazônico de Investigaciones Científicas – Colômbia)
• Sergio Machado Rezende (Ministério da Ciência e Tecnologia)

17 de novembro
9:00 – 12:00 Mesa 3: Ciência, Tecnologia e Inovação como Motores de um Novo Modelo de Desenvolvimento para a Amazônia
Coordenação: Roberto Dall’Agnol (UFPA) / Ima Vieira (Goeldi)
• Fabio Scarano (UFRJ)
• Lúcio Flávio Pinto (Jornal Pessoal)
• Maurílio Monteiro (Secretaria de Desenvolvimento Ciência e Tecnologia do Pará)
• Roberto Waack (AMATA S.A.)
12:00 – 14:00 Almoço
14:00 – 17:00

Mesa 4: Arranjos Multilaterais e Dimensões Estratégicas da Integração Sul-Americana
Coordenação: Bertha Becker (UFRJ) / Tatiana Sá (Embrapa)
• Lia Osório Machado (UFRJ)
• Manuel Picasso (Organização do Tratado de Cooperação Amazônica)
• Mauro Marcondes Rodrigues (Banco Interamericano de Desenvolvimento)
• Wanderley Messias da Costa (USP)

17:00 – 18:00 Conferência de Encerramento

Informações
E-mail: eventoscbeal@memorial.sp.gov.br
Tel.: (11) 3823-4780

Memorial da América Latina
Av. Auro Soares de Moura Andrade, 664
Metro Barra Funda – São Paulo – SP
Entrada pelos Portões 1 e 6
Estacionamento (pago), com entrada pelo Portão 8

Fonte: Centro Brasileiro de Estudos da América Latina


Seminário Regional Sudeste de Construção do Conhecimento Agroecológico

Participação à este seminário.

Local: Auditório da Biblioteca Central (Abertura e apresentação de trabalhos)

Período: 13/10/2009 a 15/10/2009
Horário: 08:00 h
Público-Alvo: Produtores Rurais Quilombolas Indígenas Estudantes Técnicos Pesquisadores Professores
Coordenador: IVO JUCKSCH
Telefone de Contato: 3899 1075
Promoção:
DPS-DEPARTAMENTO DE SOLOS
Departamento de Educação
Associação Brasileira de Agroecologia
Centro de Tecnologias Alternativas da Zona da Mata – CTA-ZM