I perché dell’educazione economica

luca fanelli, spray001, 2012Negli ultimi 6 mesi mi sono avvicinato ai temi dell’educazione economica, nuovi nella loro specificità, ma molto vicini al mio costante interesse per l’antropologia economica. L’approssimazione a questi temi si è data nel quadro del programma di sviluppo territoriale di ActionAid, al quale sto lavorando. Nello specifico,

  1. ho contribuito all’elaborazione dell’idea progettuale Nuove povertà e partecipazione, che intreccia il contrasto alla povertà mediante l’educazione economica, alla richiesta di accountability alle istituzioni locali, e quindi a un processo di advocacy dal basso;
  2. ho partecipato e contribuito al seminario di formazione Alfabetizzazione economica e finanziaria / Spesa Pubblica e Bilanci famigliari. Sperimentazione della metodologia ELBAG, che si è tenuto a Bologna dal 5 al 7 maggio 2012;
  3. ho contribuito alla stesura del manuale Ora facciamo i conti. Uno strumento di alfabetizzazione economica e normativa per conoscere e attivarsi, frutto del seminario di Bologna;
  4. ho contribuito a formulare diverse idee progettuali legate all’educazione economica di fasce deboli della popolazione.

Riflettendo su questi temi, spesso ripenso agli anni in cui lavoravo a stretto contatto con i contadini dei villaggi amazzonici, oppure della Vale do Ribeira, e la confronto con il terreno dell’educazione economica, che sto dissodando di questi tempi in Italia: c’è una simmetria. I contadini che ho conosciuto, soprattutto quelli tra i 25 e i 45 anni, sono impegnati in uno sforzo cognitivo, volto a compredere quali beni proposti dalla televisione sono degni di imporre una torsione alle loro vite (quando parlo di torsione mi riferisco a un cambiamento significativo delle abitudini di vita e di lavoro, volti a ottenere quelle risorse monetarie aggiuntive necessarie all’aquisto). Qui in Italia il problema è capire di quali beni o servizi — proposti da una molteplicità di canali — si può fare a meno, di quali no. Il gioco, da un punto di vista cognitivo, è simile, benché acquisire sia sempre più gioioso di perdere. Non credo che sia possibile dividere chiaramente i beni necessari da quelli superflui, ma ognuno di noi si crea una mappa multidimensionale, e pone al centro ciò che è praticamente irrinunciabile, all’estrema periferia ciò che non ci interessa; l’argomento opposto — tutto è relativo — è altrettanto falso. In questa mappa multidimensionale gli oggetti galleggiano, si muovono, lentamente o repentinamente, a seconda dei casi; c’è però una mebrana che divide inequivocabilmente alcuni beni/ servizi da altri, che è quella del potere d’acquisto (di ciascuno). Lo sforzo cognitivo di distinguere il necessario, l’utile e il superfluo, si incrocia quindi con un altro sforzo, per capire se si può allargare i confini di questa membrana (= aumentare il nostro potere d’acquisto). Non entro nel merito di chi usa per questo esercizio sostanze psicotrope, come il debito. Anche qui i contadini amazzonici e i soggetti in crisi economica sono uniti da una comune difficoltà nell’immaginare come aumentare il proprio potere d’acquisto. Sì, è principalmente una questione di potere, ma c’è un piccolo spazio che rimane per l’immaginazione. Un ulteriore fattore di distinzione, nella mappa, è la separazione tra ciò di cui vogliamo usufruire possedendolo, e ciò di cui preferiamo usufruire insieme ad altri 1. Anche in questo caso, collocare un bene/ servizio in una o nell’altra categoria, fa la differenza; anche in questo caso, esistono limiti dettati dall’esterno: non tutto è privatizzabile, non tutto si può rendere pubblico (o comunitario), alcuni beni/ servizi se goduti in comunità hanno valore, se goduti privatamente, ne hanno un altro. La categorizzazione del bene/ servizio pubblico, comunitario e privato, afferisce pure a una moneta, le cui facce sono i diritti e i doveri 2.

  1. Per un italiano, oltrepassati i limiti della propria famiglia, usufruire insieme ad altri, significa soprattutto usufruire insieme ai concittadini; per contadini che ho conosciuto esiste lo spazio intermedio del villaggio, mentre — in particolare per quelli amazzonici — la dimensione statale è molto sfumata.
  2. La moneta si è rotta: uno dei fattori della “crisi civile” che ci attraversa è che rinunciamo a rivendicare i diritti, riservandoci di non compiere i nostri doveri.

Incentivi e ostacoli alla conservazione dell’Euterpe edulis Mart. in villaggi di afro-discendenti nella Vale do Ribeira

Juçara inventory
Inventario della juçara. Gennaio 2010. Credit: Luca Fanelli/ ISA

Questo lavoro analizza i risultati di un processo di intensificazione della presenza della palma juçara in villaggi di afro-discendenti (quilombo) nella Vale do Ribeira (stato di S. Paulo, Brasile), così come le difficoltà e gli ostacoli che si frappongono a una effettiva genstione sostenibile della stessa. Il lavoro è stato realizzato a partire da un inventario a campo delle popolazioni di palma, da workshop con i contadini e osservazione partecipante. I risultati indicano la necessità di incentivi, di affinamento delle politiche pubbliche e nella migliore strutturazione della gestione collettiva della risorsa.

Luca A. Fanelli, Nilto I. Tatto, Eduardo P. C. Gomes, Clovis J. Oliveira Jr., Incentivos e impedimentos na conservação de Euterpe edulis Mart. em comunidades quilombolas do Vale do Ribeira, «Revista Brasileira de Agroecologia», 7(2): 51-62.

Testo integrale in portoghese.

Lancio di Mercati Alimentari Torino

Una piattaforma collaborativa sui mercati alimentari di Torino.

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Grazie a Mercati alimentari Torino potrete:
visualizzare sulla mappa di Torino la localizzazione di tutti i mercati alimentari;
aggiungere commenti per ciascun mercato e visualizzare i commenti degli altri;
– visualizzare informazioni basilari su ciascun mercato;
– condividere considerazioni generali sui mercati.

A Torino ci sono più di 42 mercati, per un totale di circa 4.329 banchetti, attivi quasi tutti i giorni della settimana. Ciascuno di voi ne conosce e ne frequenta alcuni, sporadicamente o regolarmente. Chi è più assiduo, conosce i banchetti con i prodotti migliori, quelli dove la/il negoziante è più gentile, o quello dove si trova quel determinato prodotto; chi va ogni tanto, lo vuole sapere. Alcuni, poi, non hanno mai frequentato un mercato, o lo fanno eccezionalmente, se è vero che 68% degli italiani effettua la spesa alimentare al supermercato; così, sapere se c’è un mercato vicino a casa e che cosa ne pensa la comunità, può essere un’utile introduzione.

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Diversità del “campesinato” brasiliano e delle sue lotte per la cittadinanza (registrazione e traccia intervento)

Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012.
Palazzo dei priori. Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012. Foto di Carla Frova

Intervento presentato al XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica, nella sessione: 19. Centralità dei margini e nuove forme di cittadinanza, coordinata dal Prof. João Pacheco de Oliveira e dal Prof. Roberto Malighetti.

Registrazione dell’intervento

Audio (20 min., italiano)

Traccia dell’intervento

Il mio contributo cerca di dare conto di una serie di trasformazioni nella relazione tra identità collettiva di gruppi abitano la campagna brasiliana, i movimenti che li rappresentano, i dispositivi legislativi che si riferiscono loro e come queste trasformazioni si inseriscono nel quadro della cittadinanza di questi gruppi nella società nazionale.

La mia attenzione si rivolge particolarmente a due gruppi particolari, ovvero i contadini storici del Baixo-Amazonas (Stato del Parà), da un lato, e i quilombola della Vale do Ribeira (Stato di S. Paulo), dall’altra, ma frequenti saranno i riferimenti agli abitanti delle campagne più in generale.

Nessuno di questi due questi gruppi, molto eterogenei al loro interno, hanno sviluppato sino agli anni Settanta del Novecento forme di auto-rappresentazioni forti. Parimenti non hanno sviluppato delle forti organizzazioni che li rappresentino.

Proprio perché tali movimenti rappresentano a tutti gli effetti dei gruppi latenti, senza strumenti di decisione interna e vincolo di rappresentanza, non focalizzeremo la nostra attenzione sull’autorappresentazione identitaria di questi gruppi, che sarà invece posta ai gruppi organizzati (Boudon, Bourricaud, 1989, Action (collective)), che in entrambe i casi sono rappresentati dai villaggi, o da gruppi di villaggi; l’autorappresentazione identitaria dei movimenti sarà quindi lasciata sullo sfondo, e usata come oggetto di confronto con quella dei gruppi. E’ evidente che esistono anche delle differenze e dei conflitti tra le autorappresentazioni dei gruppi organizzati e dei loro membri; anche a questo faremo riferimento.

La cittadinanza è intesa in questa sede come la garanzia effettiva di diritti civili, politici e sociali; la partecipazione alle istituzioni politiche; il senso di appartenenza alle comunità di contesto (cfr. Leydet, 2011).

Nota metodologica e fonti

Ricerca non accademica ma sviluppata a partire dal lavoro sul campo.

Riflessione sul rapporto tra i sogni personali e della nostra società e quelli delle persone coinvolte nei progetti di sviluppo locale e la loro società.

Le domande

Questi gruppi hanno posto in atto strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni? (Hanno i contadini brasiliani posto in atto delle strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni?)

Hanno queste strategie qualcosa di nuovo? (Queste strategie sono cambiate nel corso degli anni?)

Due precedenti: 1. Rivendicazione della riforma agraria come giustizia distributiva, successo del concetto di sem terra

Brasile

Baixo-Amazonas

Vale do Ribeira

Prima del 1980

Creazione dei sindacati in Acre

Creazione della FLONA Tapajós

1980-1984

– Conquista del STR di Santarém (Leroy, 1989)

– Lavoro di base della CPT (Santos, Tatto, 2008, p. 10)

1985-1989

– MST, congresso di Curitiba

– 1° incontro nazionale dei seringueiros

– Lavoro di base della CPT

1990-1994

– Creazione dell’EAACONE e del MOAB

1995-1999

– Frechal reserva quilombola

– Resex Tapajos-Arapiuns

– Primi riconoscimenti di terre di quilombo
– Inizio delle attività dell’Istituto Socioambiental (ISA)

2000-2004

– Consiglio FLONA Tapajós

– Primi atti amministrativi limiti terre

2005-2009

– Rafforzamento dell’intervento dell’ISA

2010-2012

– Primo titolo definitivo

Nel decennio della democratizzazione e in quello successivo, a livello brasiliano, la principale forma di rivendicazione della cittadinanza è stata quella che va sotto la bandiera della riforma agraria. Questa rivendicazione è stata portata avanti da soggetti molto diversi, a livello locale, statale e nazionale. A livello nazionale i soggetti più significativi che si sono fatti promotori di questa rivendicazioni, in modi molto diversi e spesso contrapposti sono stati il movimento sindacale e il Movimento Sem Terra (MST).

Questo di fatto ripropone in chiave nuova ma in termini molto simili alla contrapposizione tematizzata dalla teologia della liberazione tra oppresso e oppressore, categorie ovviamente ideali.

Due precedenti: 2. Questione agraria oltre la riforma agraria: la tortuosa storia dell’identità contadina

Se il Movimento Sem Terra si concentrava sin da subito sulla dimensione dell’accesso alla risorsa per eccellenza, la terra, come elemento di cittadinanza, i sindacati dei lavoratori della terra diversificavano molto di più la loro richiesta, indirizzandola soprattutto nei termini di benefici; il legame più pratico e meno ideologico tra leader sindacali nazionali e leader locali, e tra questi e il gruppo latente da questi rappresentato, ha fatto sì che anche le auto-rappresentazioni identitarie siano state meno rilevanti e meno efficaci.

Ciò nonostante, in un ambito più tecnico che di movimento sociale, sorge il termine agricoltura familiare, che verrà ad assumere nel corso degli anni una forza crescente, sussumendo, a suon di politiche pubbliche, tutte le società che vivono il rurale.

Contemporaneamente a questi processi, negli anni Ottanta e Novanta del Novecento vanno sviluppandosi rivendicazioni differenti, fondate su categorie di auto-rappresentazione differenti. I due gruppi di cui qui trattiamo interpretano bene due di questi casi.

I fattori creativi: 1. sviluppo e modo di appropriazione delle risorse naturali

Nel caso del Baixo-Amazonas iniziano a svilupparsi movimenti che rivendicano allo stesso tempo la garanzia dell’accesso alle risorse naturali e l’accesso a beni e servizi. Come nel caso dell’Acre, dove questo tipo di movimenti hanno inizio, tre fattori ne favoriscono la nascita:

a) la conquista dei sindacati dei lavoratori della terra da parte di componenti più combattive – fenomeno che caratterizza tutto il Brasile negli anni appena anteriori e appena posteriori alla democratizzazione

b) la scia della forte pressione imposta alle popolazioni amazzoniche da parte dei progetti di colonizzazione intrapresi dalla dittatura militare

c) l’affermarsi di un modello preservazionista per quanto riguarda le risorse naturali, con la creazione dei parchi

I contadini amazzonici si riappropriano del modello preservazionista imposto dall’esterno, che viene trasformato in uno strumento di rivendicazione di diritti.

Essi propongono un nuovo «patto» alla società nazionale, in cui, in cambio della garanzia della terra, «offrono» la conservazione delle risorse naturali.

I fattori creativi 2. la giustizia riparatrice

Lo spartiacque è il dispositivo che istituisce i quilombo nella costituzione del 1988.

Nel momento in cui entra nella Costituzione, nemmeno i costituenti hanno ben chiaro di che cosa si tratta: in quel momento ci si riferisce soprattutto all’eredità dei quilombo storici, laddove invece, in breve tempo, verrà alla luce la realtà ampia e multiforme dei quilombo contemporanei.

Attraverso la risemantizzazione e la produzione del concetto di quilombo, il richiamo alla tradizione e a un’identità di gruppo, si trasforma in uno strumento forte di rivendicazione di uno spazio nella società.

Nel caso della Vale do Ribeira questo processo impiega un tempo più lungo che in altre parti del paese: il lavoro di sensibilizzazione, portato avanti da soggetti esterni, inizia negli anni Novanta, e i primi riconoscimenti risalgono agli anni in cui Frechal diventa resex quilombola.

I fattori di crisi: uno sguardo più ampio

L’affermarsi di queste nuove dimensioni di rivendicazione della cittadinanza si accompagnano a una crisi delle altre strategie.

I motivi:

a) La progressiva distinzione concettuale (e politica) della questione agraria, dalla questione dello sviluppo economico.

b) La debolezza dei grandi mediatori – MST, CPT – che, malgré tout, non riescono a sussumere nella categoria sem terra – uno spettro più ampio di soggetti sociali locali.

Ma ciò che vogliamo sottolineare ora è soprattutto l’inefficacia di queste dimensioni di rendere conto di dimensioni non riducibili, ovvero il rapporto che i soggetti hanno con i territori d’origine, con i territori e la dimensione geografica, ovvero dove le persone si trovano. Elementi che, fra l’altro, tornano all’ordine del giorno quando si creano gli insediamenti stessi. Tutto questo a fronte invece di una contrapposizione oppressi – oppressori molto più generale di queste.

Secondo Almeida (Almeida, 2008) le nuove identità collettive si sovrappongono a quella sindacale senza rottura, mentre a mio parere questa rottura c’è: l’adesione al sindacato rimane strumentale, mentre le rivendicazioni si concentrano sull’aspetto più identitario, relativo al particolare rapporto con le risorse naturali o a un particolare legame con un passato storico.

Insomma la riproposizione dell’accesso alla terra di pone proprio facendo appello ad elementi che nella concezione più generalista non erano considerati, e passando da un concetto generico di giustizia sociale, a concetti radicati in dimensioni meno laiche e più viscerali, quali le radici nella terra, il diritto originario alla terra, un modo di vita culturalmente diverso – pur se inseriti, ad altro livello, nel quadro dei diritti umani. Questo si inserisce in una più ampia e profonda crisi di modelli universalistici di cittadinanza, a favore di modelli differenzialisti (Leydet, 2011, §2), sebbene le diseguaglianze, per quanto invocate come «naturali» – proprio in risposta a questo nuovo quadro ideologico – vengono subitamente depurate di questo elemento e convertite in diseguaglianze sociali[1].

Conclusioni

1) Sia i contadini storici amazzonici, sia i quilombo hanno messo in atto negli ultimi trent’anni delle strategie per accedere ai diritti civili, politici e sociali, rivendicando un ruolo nelle società di contesto

a) per il particolare rapporto con le risorse naturali, più rispettoso e quindi utile o a controbilanciare l’uso indiscriminato o a proporre un diverso modello di sviluppo e/o

b) per un debito storico che la società stessa ha nei loro confronti.

2) Queste strategie sono state a diverso titolo interpretate sia a livello di gruppi latenti, sia a livello di gruppi organizzati (villaggi), sia infine di strategie famigliari e individuali, sebbene in costante conflitto tra una dimensione di auto-rappresentazione esterna e una di auto-rappresentazione e pratica interna.

3) Queste strategie rappresentano una reale novità, in quanto spostano l’accento da una giustizia sociale basata sulle risorse a dimensioni più innervate con l’identità.

4) Proprio anche per questo motivo, il senso di appartenenza alla comunità di contesto, invece di darsi per via di assimilazione, si dà per via di identificazione, proponendo quindi alla società nazionale di accettare una diversità, della quale essi sono componenti. Ciò sembra in qualche modo proporre una strada, seppur precaria e provvisoria, al superamento dell’aporia costituita dalla contrapposizione etimologica tra la cittadinanza e l’essere contadino, ovvero non-cittadino.

Bibliografia

Alfredo Wagner B. de Almeida, Terra de quilombo, terras indígenas, “babaçuais livre”, “castanhais do povo”, faixinais e fundos de pasto: terras tradicionalmente ocupadas, PGSCA – UFAM, Manaus 2008

Raymond Boudon, François Bourricaud, A critical dictionary of sociology, Routledge, 1989 [1986]

Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983]

Jean-Pierre Leroy, Uma chama na Amazônia. Campesinato, consciência de classe e educação. O Movimento Sindical dos Trabalhadores Rurais de Santarém (1974-85), Tesi (FGV), 1989

Dominique Leydet, Citizenship, The Stanford Encyclopedia of Philosophy, Aug. 1, 2011, Indirizzo: http://plato.stanford.edu/, consultato il: 31/03/2012

Katia M. Pacheco dos Santos, Nilto Tatto, Agenda Socioambiental de Comunidades Quilombolas do Vale do Ribeira, Instituto Socioambiental, São Paulo 2008

Note

[1] Todos “estão de acordo em pensar que as classes sociais são uma conseqüência das desigualdades existentes na sociedade. Isto já permite uma rigorosa delimitação dos fenômenos que entram nos limites da aplicação do conceito de Classe, uma vez que: 1) torna possível excluir tudo o que entra na categoria das desigualdades naturais; 2) faz referência apenas às desigualdades que não são casuais e se revelam de modo sistemático e estruturado. Isso não impede, porém, que haja desigualdades naturais que adquirem relevância na sociedade e se convertem, por isso, em desigualdades sociais” (Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983], p. 169-170, corsivo mio).

Noterelle statistiche sulla campagna brasiliana ed italiana II

La città rurale di Paranacity (Brasile) e la campagna circostante. Immagine di Google Earth
La città rurale di Paranacity (Brasile) e la campagna circostante. Immagine di Google Earth

Dal maggio scorso, quando sono tornato stabilmente a vivere in Italia, ad oggi (315 giorni, per l’esattezza), ho avuto modo di occuparmi della campagna italiana indirettamente. Questo è un cambiamento rilevante di prospettiva, giacché negli ultimi sette anni ho lavorato in campagna, o per la campagna; non mi si può certo chiedere una descrizione equilibrata del Brasile, perché il mio punto di vista è stato quello dei piccoli contadini: delle sfide, delle difficoltà, delle politiche che li riguardano.

Non ho mancato di camminare per le strade di São Paulo: l’aristocratica decaduta Rua São João, le verdeggianti strade che dall’avenida Higienopolis portano allo stadio Pacaembu, la rua Guabijú, dove si trova una delle più antiche case della città (XVII sec.) e mille altre che non sto qui a dire (visto il titolo del post); ma ero pur sempre turista, che visitava ed ammirava la città nella sua multiforme fenomenologia.

La prima occasione di occuparmi di questioni rurali in Italia è stata l’organizzazione del dibattito “Insicurezza alimentare, cause e risposte. dalla crisi in Africa Orientale a noi”, per ActionAid (vai qui per un resoconto). Sebbene la discussione si sia incentrata soprattutto sull’insicurezza alimentare dei paesi del Sud del mondo, ed in particolare di quelli più poveri, in particolare Daniele Scaglione e Giorgio Cingolani hanno toccato argomenti che riguardano la campagna italiana. Anche un seminario sul progetto “Four cities for dev” mi ha dato alcuni spunti interessanti, in particolare sulla cattiva nutrizione come aspetto dell’insicurezza alimentare, sulla ri-educazione alla conoscenza del cibo e sulle mense scolastiche.

Uno degli spaccati più ricchi di questa situazione mi è stato però dato dalla partecipazione al Congresso Federale AIAB, che si è tenuto a Milano, tra 1 e il 4 dicembre del 2011, e lo scambio di idee con tante persone che si impegnano su queste tematiche in particolare in Piemonte.

Per quanto le statistiche – soprattutto quando riguardano regioni così vaste e diversificate come il Brasile o l’Italia – siano poco significative, è necessario tenere conto di due questioni fondamentali – una prevalentemente economica, l’altra prevalentemente sociale:

  • le dinamiche dell’economia brasiliana ed italiana degli ultimi 30-40 anni sono quasi opposte, con una crescita sostenuta della prima, ed una crescita molto moderata della seconda, in tutti i settori, ma in particolare in quello agricolo, tanto che, in questo breve lasso di tempo, da una preminenza italiana quanto ai due indicatori, si passa ad una situazione in cui il prodotto interno lordo brasiliano giunge vicino a quello italiano, mentre il prodotto  interno agricolo brasiliano ha un valore doppio a quello italiano (dati 2009); tutto ciò accompagnato da una crescita superiore anche dell’indice dello sviluppo umano (cfr. Allegato);
  • grosso modo il mondo rurale brasiliano, da un punto di vista sociale, di può suddividere in tre categorie: le grandi imprese agricole (agricultura patronal), che rappresentavano nel 1995 l’11% delle imprese e possedevano il 68% della terra, le unità di produzione familiare che generano una eccedenza, grande o piccola, di prodotto, immessa sul mercato e le unità di produzione familiare che dipendono, lievemente o significativamente, da apporti esterni per la loro sopravvivenza; Guanziroli e al. 2001 (p. 79-80) dividono l’universo dell’agricoltura familiare in quattro categorie: agricoltori capitalizzati (8,4% delle unità di produzione e 19% de valore lordo della produzione), agricoltori in via di capitalizzazione (20% e 11% rispettivamente), agricoltori in via di decapitalizzazione (16,9% e 4%) e agricoltori decapitalizzati (39,4% e 4%); questa ultima categoria, benché meno consistente numericamente della seconda, è particolarmente visibile in quanto soggetto-oggetto di molti interventi nazionali ed internazionali; per quanto riguarda l’Italia, benché ogni categoria abbia le sue sfumature interne, è forse più appropriato parlare di due categorie, una a conduzione diretta, l’altra a conduzione con salariati; ma benché la prima forma sia ancora più preponderante (91% sul totale delle unità di produzione), il rapporto con l’area coltivata è invertito, visto che questi coltivano il 63% della terra (per le statistiche di questo punto, cfr.ISTAT 2004, Tav. 1.1 – Aziende e relativa superficie totale per forma di conduzione e titolo di possesso dei terreni e Guanziroli 2000; questo tema è già trattato nella I noterella, alla quale rimandiamo).

Tenendo sempre a mente queste due fondamentali differenze, provo, in prima approssimazione e in modo del tutto impressionistico, a elencare alcune difficoltà e sfide che, a diverso titolo, si pongono sia per la piccola agricoltura brasiliana, sia per quella italiana.

  • Produzione e trasformazione
    • Concentrazione delle terre [il problema ha dimensioni molto diverse in Italia e in Brasile, come le statistiche sopra citate mostrano; è però significativo che nell’ultimo decennio le aziende agricole in Italia siano diminuite del 32,2% e sia cresciuta del 44,4% la loro dimensione media, nonché che vi sia un vero e proprio boom delle  terre in affitto (ISTAT 2011, p. 1 e 3)]
    • Mancanza di ricerca sull’agricoltura sostenibile
    • Mancanza di mano d’opera qualificata in agricoltura [il  Brasile ha bene o male quasi 20% della popolazione che vive in aree rurali, contro il 4-6% dell’Italia; a livello relativo, in entrambe i contesti, si rileva però una scarsità di mano d’opera]
    • Bassa remunerazione del lavoro del lavoro agricolo
    • Norme igieniche eccessive e standardizzazione, anche per la piccola agricoltura [benché in Brasile si sia affermato negli ultimi vent’anni il concetto di agricoltura familiare – un concetto questo più utile per impostare determinate politiche pubbliche, ad es. il credito, che come concetto analitico – la situazione a livello di standardizzazione sta peggiorando drasticamente, anche perché gli strumenti analoghi alle “denominazioni di origine protetta” sono di uso più circoscritto”]
    • Questione del consumo del territorio, in relazione con la valorizzazione dei terreni agricoli
    • Semi
  • Commercializzazione
    • Strapotere della grande distribuzione
    • Difficoltà nel definire modelli di incontro domanda-offerta dei prodotti su base di relazione che si possano estendere ad un maggior numero di persone (mainstreaming dei gruppi d’acquisto solidale)
    • Polarizzazione dei consumi alimentari
    • Scarsa conoscenza dei cittadini dei prodotti agricoli

 Allegato

Indicatori – Paesi/ Anni 1971 1981 1991 2001 2009 Fonte
Brasile, PIL (1971=100)
100
(val. ass. 322.378)
197
243
312
439
Reais of 1999 (R$ milhões). Fonte: IBGE 2000
Italia, PIL (1971=100) 100(val. ass. 744.410)
144
184
216
220
US $ prezzi costanti * 1 milione. Fonte: OECD
Brasile, PIL agricoltura e zootecnia (1971 = 100) 100(val. ass. 25.099) 155 205 321 449 Gross Production Value (constant 2004-2006 million US$) (USD), Agriculture (PIN) + Livestock (PIN). Fonte: FAOStat
Italia, PIL agricoltura e zootecnia (1971 = 100) 100(val. ass. 48.683) 115 121 120 119 Gross Production Value (constant 2004-2006 million US$) (USD), Agriculture (PIN) + Livestock (PIN). Fonte: FAOStat
Brasile, Indice di Svluppo Umano (1981 = 100) 100(val. ass. 0,685) 104 115 119 Human Development Report 2009
Italia, Indice di Svluppo Umano (1981 = 100) 100(val. ass. 0,857) 104 108 111 Human Development Report 2009

Bibliografia

Carlos Enrique Guanziroli, Silvia Elizabeth de C. S. Cardim (a cura di), Novo retrato da agricultura familiar. O Brasil redescoberto, FAO/INCRA, 2000

Carlos Guanziroli, Ademar Romeiro, Antônio Márcio Buainain, Alberto Di Sabbato, Gilson Bittencourt, Agricultura familiar e reforma agrária no século XXI, Garamond, Rio de Janeiro 2001

IBGE, Estatísticas do Século XX, Instituto Brasileiro de Geografia e Estatística, Rio de Janeiro 2000

ISTAT, 5° Censimento generale dell’agricoltura – 2000. Volume tematico: Le imprese agricole, Roma 2004

ISTAT, Comunicato stampa, VI Censimento Generale dell’Agricoltura, lug. 2011, Indirizzo: http://censimentoagricoltura.istat.it/fileadmin/template/main/res/comunicato_breve_def_.pdf, consultato il: 10/12/2012