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Due monete per un ballo

Due monete per un ballo. Mostra Superare se stessi di AREIAL’Associazione Internazionale Areia ha recentemente prodotto la mostra Superare se stessi. Voci migranti tra Europa e America, un’antologia di pensieri di Europei e di Latino-americani in transito tra i due continenti, dall’inizio del Novecento ad oggi. Le frasi raccolte sono state scelte all’interno delle testimonianze orali di primo e di secondo livello custodite da AREIA – Audio-archivio delle Migrazioni tra Europa e America Latina, che ha sede presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dell’Università degli Studi di Genova, seguendo un filo di lettura guidato da alcune parole chiave: viaggiare, lavorare, abitare, divertirsi, studiare, comprare, mangiare, tornare.

Delle storie di vita raccolte per la ricerca La scelta della terra, è stata scelta una citazione di Alfonso (pseudonimo), che racconta l’ultimo uno tra i molti spostamenti che lo portarono in pochi anni dal Paraná occidentale al Paraguay e viceversa, sempre alla ricerca di nuovi (precari) lavori, in particolare legati al taglio del legname; siamo negli anni Settanta del Novecento.

Quando sono andato in Paraguay l’ultima volta, nel 1993, io avevo appena un cambio, con un paio di pantaloni da usare nelle feste.
Allora ho lavorato come muratore, solo per mangiare, per comprarmi una camicia nuova e avanzare due monete per un ballo.
Adesso è diverso. Adesso sono magro, peso 60-61 chili, ma allora ne pesavo cinquanta, e se adesso la mia testa è così, allora era così… per il mal di testa, per le preoccupazioni, per i debiti da pagare… ho risparmiato qualcosa con i miei sacrifici.

Semi tradizionali in Brasile: contesto e iniziative dell’Istituto Socioambiental

Il contesto brasiliano è caratterizzato da una presenza massiccia e capillare di semi commerciali, fonte unica della maggior parte degli agricoltori; fanno eccezione tranne i piccoli agricoltori decapitalizzati 1, che mantengono i semi di raccolto in raccolto, acquistandone solo una piccola parte – o non acquistandone – sul mercato. Esistono però numerose iniziative volte alla promozione e al rafforzamento dell’uso di semi tradizionali (landraces) 2.

A livello normativo, i semi tradizionali sono riconosciuti dalle “legge dei semi” del 2003; in questa stessa legge e nei regolamenti attuativi essi ricevono l’esenzione dal registro delle cultivar, favorendone così l’uso; lo scambio e la commercializzazione sono autorizzati; l’ambito di commercializzazione è stato ulteriormente ampliato nell’agosto del 2012. Per contro, la “legge delle cultivar” del 1997, che garantisce la proprietà delle varietà, può essere usata contro gli stessi piccoli agricoltori che usano semi tradizionali 3. Infine, l’assenza di norme specifiche per la regolamentazione dell’accesso alla biodiversità e l’equa ripartizione dei benefici, mette a rischio la diffusione di semi tradizionali e delle informazioni ad essi associate.

L’Istituto Socioambiental opera da molti anni sul tema della biodiversità e della protezione dei saperi delle comunità tradizionali e sul tema dei sistemi di produzione tradizionale 4. In questo quadro, negli ultimi cinque anni, si sono sviluppate e consolidate due iniziative direttamente legate ai semi tradizionali:

  • una, connessa ai semi forestali, che ha portato alla strutturazione della Rede de Sementes do Xingú, in Amazzonia 5;
  • l’altra, legata direttamente ai semi di uso agricolo, nella Vale do Ribeira (stato di S. Paulo).

Questa seconda si è concretizzata nella realizzazione, a partire dal 2008, di una Fiera di scambio di semi e piantini tradizionali dei villaggi di afro-discendenti (quilombo) della Vale do Ribeira 6; la fiera è arrivata nel 2012 alla sua quinta edizione. Sono coinvolte nello scambio di semi più di 15 villaggi di contadini quilombola e quasi 100 agricoltori; nel 2009 sono erano presenti alla fiera semi di 78 specie, e quasi 200 diverse varietà riconosciute dagli agricoltori. Tale iniziativa si è ulteriormente consolidata con la partecipazione degli agricoltori della Vale do Ribeira alla I Fiera di scambio di semi tradizionali dello Stato di S. Paolo. La realizzazione delle fiere ha risollevato l’interesse dei contadini locali per la coltivazione, in particolare di prodotti alimentari; particolari sfide rappresentano localmente la sopravvivenza del sistema locale di produzione di alimenti e un miglioramento partecipativo dei semi tradizionali scambiati.

  1. Questa categoria rappresenta il 39% delle unità di produzione familiare; il valore lordo produzione di questi agricoltori rappresenta il 4% del totale della produzione, ma va considerato che in questo indicatore non rientra la produzione usata per l’auto-sussistenza o commercializzata in modo del tutto informale (cfr. Carlos Guanziroli 2001, Ademar Romeiro, Antônio Márcio Buainain, Alberto Di Sabbato, Gilson Bittencourt, Agricultura familiar e reforma agrária no século XXI, Garamond, Rio de Janeiro 2001 ).
  2. Per una selezione di esperienze, cfr. qui.
  3. La “legge dei semi” è la Lei n. 10.711 del 05/08/2003; il decreto che amplia le possibilità di commercializzazione è il Decreto n. 7.794 del 20/08/2012 (cfr. qui per una breve presentazione). La “legge delle cultivars” è la Lei n. 9.456 del 25/04/1997. Per un approfondimento sulla legislazione brasiliana, e non solo, su semi, biodiversità e equa ripartizione dei benefici e diritti degli agricoltori, cfr. Juliana Santilli, Agrobiodiversidade e direitos dos Agricultores, Peirópolis, São Paulo 2009
  4. L’Istituto Socioambiental (ISA) ha come obiettivo “difendere i beni e i diritti sociali, collettivi e diffusi relativi all’ambiente, al patrimonio culturale, ai diritti umani e dei popoli”. Per maggiori informazioni www.socioambiental.org.
  5. La Rede de Sementes do Xingú “si propone: di realizzare un processo continuativo di formazione di collettori di semi alle sorgenti del fiume Xingú, per rendere disponibili i semi della flora regionale nella quantità e con la qualità richiesta dal mercato; di formare una piattaforma di scambio e commercializzazione dei semi; di valorizzare la foresta nativa e i suoi usi culturali diversificati, creare reddito per gli agricoltori familiari e le comunità indigene e servire come canale di comunicazione e interscambio tra collettori di sementi, vivai, proprietari rurali e altri interessati” (cfr. www.sementesdoxingu.org.br).
  6. Le prime edizioni della fiera sono state realizzate nel quadro del progetto 8596/MAIS/BRA, realizzato da MAÌS e RE.TE, in partnership con l’Istituto Socioambiental, con il cofinanziamento del Ministero degli Affari Esteri Italiano.

I perché dell’educazione economica

luca fanelli, spray001, 2012Negli ultimi 6 mesi mi sono avvicinato ai temi dell’educazione economica, nuovi nella loro specificità, ma molto vicini al mio costante interesse per l’antropologia economica. L’approssimazione a questi temi si è data nel quadro del programma di sviluppo territoriale di ActionAid, al quale sto lavorando. Nello specifico,

  1. ho contribuito all’elaborazione dell’idea progettuale Nuove povertà e partecipazione, che intreccia il contrasto alla povertà mediante l’educazione economica, alla richiesta di accountability alle istituzioni locali, e quindi a un processo di advocacy dal basso;
  2. ho partecipato e contribuito al seminario di formazione Alfabetizzazione economica e finanziaria / Spesa Pubblica e Bilanci famigliari. Sperimentazione della metodologia ELBAG, che si è tenuto a Bologna dal 5 al 7 maggio 2012;
  3. ho contribuito alla stesura del manuale Ora facciamo i conti. Uno strumento di alfabetizzazione economica e normativa per conoscere e attivarsi, frutto del seminario di Bologna;
  4. ho contribuito a formulare diverse idee progettuali legate all’educazione economica di fasce deboli della popolazione.

Riflettendo su questi temi, spesso ripenso agli anni in cui lavoravo a stretto contatto con i contadini dei villaggi amazzonici, oppure della Vale do Ribeira, e la confronto con il terreno dell’educazione economica, che sto dissodando di questi tempi in Italia: c’è una simmetria. I contadini che ho conosciuto, soprattutto quelli tra i 25 e i 45 anni, sono impegnati in uno sforzo cognitivo, volto a compredere quali beni proposti dalla televisione sono degni di imporre una torsione alle loro vite (quando parlo di torsione mi riferisco a un cambiamento significativo delle abitudini di vita e di lavoro, volti a ottenere quelle risorse monetarie aggiuntive necessarie all’aquisto). Qui in Italia il problema è capire di quali beni o servizi — proposti da una molteplicità di canali — si può fare a meno, di quali no. Il gioco, da un punto di vista cognitivo, è simile, benché acquisire sia sempre più gioioso di perdere. Non credo che sia possibile dividere chiaramente i beni necessari da quelli superflui, ma ognuno di noi si crea una mappa multidimensionale, e pone al centro ciò che è praticamente irrinunciabile, all’estrema periferia ciò che non ci interessa; l’argomento opposto — tutto è relativo — è altrettanto falso. In questa mappa multidimensionale gli oggetti galleggiano, si muovono, lentamente o repentinamente, a seconda dei casi; c’è però una mebrana che divide inequivocabilmente alcuni beni/ servizi da altri, che è quella del potere d’acquisto (di ciascuno). Lo sforzo cognitivo di distinguere il necessario, l’utile e il superfluo, si incrocia quindi con un altro sforzo, per capire se si può allargare i confini di questa membrana (= aumentare il nostro potere d’acquisto). Non entro nel merito di chi usa per questo esercizio sostanze psicotrope, come il debito. Anche qui i contadini amazzonici e i soggetti in crisi economica sono uniti da una comune difficoltà nell’immaginare come aumentare il proprio potere d’acquisto. Sì, è principalmente una questione di potere, ma c’è un piccolo spazio che rimane per l’immaginazione. Un ulteriore fattore di distinzione, nella mappa, è la separazione tra ciò di cui vogliamo usufruire possedendolo, e ciò di cui preferiamo usufruire insieme ad altri 1. Anche in questo caso, collocare un bene/ servizio in una o nell’altra categoria, fa la differenza; anche in questo caso, esistono limiti dettati dall’esterno: non tutto è privatizzabile, non tutto si può rendere pubblico (o comunitario), alcuni beni/ servizi se goduti in comunità hanno valore, se goduti privatamente, ne hanno un altro. La categorizzazione del bene/ servizio pubblico, comunitario e privato, afferisce pure a una moneta, le cui facce sono i diritti e i doveri 2.

  1. Per un italiano, oltrepassati i limiti della propria famiglia, usufruire insieme ad altri, significa soprattutto usufruire insieme ai concittadini; per contadini che ho conosciuto esiste lo spazio intermedio del villaggio, mentre — in particolare per quelli amazzonici — la dimensione statale è molto sfumata.
  2. La moneta si è rotta: uno dei fattori della “crisi civile” che ci attraversa è che rinunciamo a rivendicare i diritti, riservandoci di non compiere i nostri doveri.

Incentivi e ostacoli alla conservazione dell’Euterpe edulis Mart. in villaggi di afro-discendenti nella Vale do Ribeira

Juçara inventory
Inventario della juçara. Gennaio 2010. Credit: Luca Fanelli/ ISA

Questo lavoro analizza i risultati di un processo di intensificazione della presenza della palma juçara in villaggi di afro-discendenti (quilombo) nella Vale do Ribeira (stato di S. Paulo, Brasile), così come le difficoltà e gli ostacoli che si frappongono a una effettiva genstione sostenibile della stessa. Il lavoro è stato realizzato a partire da un inventario a campo delle popolazioni di palma, da workshop con i contadini e osservazione partecipante. I risultati indicano la necessità di incentivi, di affinamento delle politiche pubbliche e nella migliore strutturazione della gestione collettiva della risorsa.

Luca A. Fanelli, Nilto I. Tatto, Eduardo P. C. Gomes, Clovis J. Oliveira Jr., Incentivos e impedimentos na conservação de Euterpe edulis Mart. em comunidades quilombolas do Vale do Ribeira, «Revista Brasileira de Agroecologia», 7(2): 51-62.

Testo integrale in portoghese.