La natura sociale dell’apicoltura

Un giorno ho visitato un apicoltore locale, che usava solo kafò… in modo così abile che il suo miele era di qualità eccelsa.

Delle testimonianze emerse nella tavola rotonda su apicoltura e cooperazione, una delle più efficaci, a mio parere è stata quella di Celso, che ha raccontato delle sue esperienze in Africa: “Appena arrivato, con il mio sapere tecnico di apicoltore, ho constatato che nessuno applicava delle tecniche moderne. Per alcuni anni abbiamo insegnato come usare l’arnia razionale. Un giorno ho visitato un apicoltore locale, che usava solo kafò (arnie tradizionali). Le usava in modo così abile che il suo miele era di qualità eccelsa. Allora ho capito che si poteva fare un ottimo miele anche con gli strumenti tradizionali” (libera trascrizione). In un semplice racconto ha racchiuso il succo del dibattito sulla cooperazione allo sviluppo: indagare, ascoltare, rispettare e valorizzare, non partendo da presupposti teorici, ma da una constatazione. Sul campo. Da esperto.

Un momento della tavola rotonda L'ape: regina della cooperazione. Parla Gianluca Pressi, direttore AVEC PVS. Piacenza, Emilia-Romagna, Italia. Ottobre 2015 (c) Conceição Peres Lopes
Un momento della tavola rotonda L’ape: regina della cooperazione. Piacenza, Emilia-Romagna, Italia. Ottobre 2015 (c) Conceição Peres Lopes

Il valore aggiunto della tavola rotonda, organizzata nel quadro dell’edizione speciale (autunnale) di Apimell da AVEC PVS è stato proprio quello di far dialogare persone per lo più esperte di apicoltura, con esperienze di cooperazione; a volte è stato difficile mantenere stretto il legame tra le due componenti — è facile infatti sconfinare nelle elucubrazioni teoriche sul significato della cooperazione e si può sempre cadere nei tecnicismi — ma laddove è successo (vedi la testimonianza citata) ha funzionato. E potrà continuare a funzionare.

Prendi il numero di specie di api senza pungilione, moltiplicalo per il numero delle stagioni nelle regioni tropicali e poi per le combinazioni possibili di pollini (20-50)! (Vit, Pot Honey)

In questo consesso sono tornato a parlare di Meliponini, le api senza pungiglione. La prima suggestione che ho voluto trasmettere è la diversità che caratterizza tutta la meliponicultura: diversità di mieli, dovuta al numerosissimo numero di specie; diversità di procedure di estrazione del miele; diversità delle forme di conservazione: refrigerazione, desumidificazione e maturazione. Dei tre, questo è quello che rispetta maggiormente le caratteristiche di un prodotto vivo e particolare.

Il secondo punto toccato sono stati alcuni dati quantitativi sulla produzione di Meliponini in Brasile, confrontati con la produzione di miele di Apis mellifera in Italia e Brasile (cfr. slide in fondo). E’ significativo sottolineare che in tutti i tre casi i dati sono di difficile reperimento e si tratta di stime.

Guardando alla meliponicoltura in un’ottica più ampia di sviluppo locale ho sottolineato la sua potenziale importanza nell’economia familiare contadina, in quanto apprezzata dalle giovani generazioni e utilizzabile come integrazione del reddito, anche grazie alla valorizzazione del prodotto sul mercato (informale). Ho però messo in luce che una maggiore specializzazione potrebbe essere il vettore di produzioni di maggiore qualità e che l’ingresso che il miele di api senza pungiglione sta facendo nel mondo gourmet è al contempo una minaccia e un’opportunità.

un’attività pratica, ma che richiede molta applicazione e pensiero

Allevamento d’api come strumento di sviluppo locale in ottica sociale solo lontano dall’Italia? No. Sempre ad Apimell ho conosciuto il bel progetto dell’associazione alessandrina Cambalache, che ha formato un gruppo di richiedenti asilo in questa professione e ha già inserito alcuni giovani in aziende apicole. “Il potere dell’apicoltura”, spiega Mara Alacqua (presidente Cambalache), “sta nell’essere un’attività pratica, ma che richiede molta applicazione e pensiero: è un lavoro che qualifica e permette ai rifugiati di distogliere il pensiero dai traumi subiti nel Paese di origine e durante il viaggio verso l’Italia” (libera trascrizione).


 

Slide presentate al Congresso

Il delizioso miele delle api senza pungiglione

Apparso sul sito dell’Associazione Piemontesi nel Mondo – Sezione di S. Paulo.

Non c’è gioia senza affanno, non c’è rosa senza spine, ma ci sono delle api senza pungiglione? Nell’America Latina, sì. Queste api, chiamate da alcuni “native”, da altri, semplicemente “senza pungiglione”, non appartengono, come nel caso dell’ape a noi nota (Apis mellifera), ad una sola specie, bensì a centinaia di specie differenti, riunite in una stessa “tribù”, Meliponini. Questo tipo di api, oltre che nell’America Latina, si trovano in Australia, nel Sudest asiatico e nell’America meridionale.

Solo alcune specie appartenenti alla “tribù” Meliponini produce miele, ma la loro importanza per la conservazione degli ecosistemi naturali è grande, in quanto questi insetti impollinano un numero elevatissimo di piante dei climi tropicali e sub-tropicali; a volte esiste una relazione strettissima tra una specifica pianta e la sua ape impollinatrice, cosicché la sopravvivenza di una dipende dalla sopravvivenza dell’altra.

Nel Brasile le cosiddette api europee (Apis mellifera), che producono il miele più conosciuto, sono state introdotte sin dai primi anni dell’invasione europea. Negli anni Settanta una sotto-specie dell’Apis millifera, detta africana ( Apis mellifera scutellata), è stata portata in Brasile per migliorare la specie europea qui presente; in seguito ad una ancora non chiarita “fuga” di api regina, l’ape africana ha iniziato rapidissimamente a diffondersi in Brasile. Non vi è ancora accordo tra gli scienziati quanto all’impatto dell’introduzione di queste specie di fuori sulle api senza pungiglione: alcuni sostengono che le due api, traendo il proprio nutrimento dagli stessi fiori, siano in competizione, e che l’ape col pungiglione, più aggressiva, abbia la meglio su quella nativa; altri sostengono che la fonte di nutrimento è differente e pertanto che possano coesistere.

Il miele delle api senza pungiglione ha delle caratteristiche fisiche, microbiologiche ed organolettiche molto differenti dal miele delle api con il pungiglione. Ciò che maggiormente lo caratterizza è la grande diversità: non solo, infatti, come nel caso nel miele di Apis, il gusto è influenzato dai fiori, ma pure dalle diverse specie di api. Esistono in Brasile molti produttori di miele d’api senza pungiglione, soprattutto nel Nord e nel Nordest; tali prodotti sono spesso ancora poco noti, ma coinvolgono già un considerevole numero di produttori e di organizzazioni.

Per esempio, nel Baixo-Amazonas, stato del Pará, sito a metà strada tra le capitali Belém e Manaus, ci sono già più di 400 agricoltori che producono questo miele. Tra questi, segnaliamo in particolare il miele Tamuá, del comune di Prainha e il miele Coramaz, dei villaggi di Coroca, Anã e di altri villaggi della Resex Tapajós-Arapiuns. Questi mieli sono soprattutto frutto delle api Canudo (Scaptotrigona Sp.3) e Jandaira (Melipona compressipis). Il loro aroma è particolarissimo: fiorale, fruttato e sempre lievemente acidulo. Più che essere usati come il miele comune, su una fetta di pane, questi mieli sono da apprezzare puri, o come bevanda, o, ancora, per dare un tocco speciale ad altri alimenti, come il gelato.

In virtù della grande varietà di mieli di api senza pungiglione, si sono iniziate ad organizzare delle sessioni di degustazione di mieli di api senza pungiglione africane, così come già accade per il miele di Apis. Recentemente, ne è stata realizzata una durante la II edizione di Terra Madre Brasil, nel marzo del 2010, coordinata da Jerônimo Villas-Boas.

Gusto delizioso, conservazione della biodiversità e possibilità generare reddito per piccoli produttori: il miele di api senza pungiglione riunisce in sé tutti questi atout. Ora è solo necessario provarlo!