Incendi in Amazzonia

[:it]Negli ultimi sei mesi l’attenzione dei media europei ha tornato a interessarsi dell’Amazzonia in fiamme.

Che cosa c’è di nuovo in questo?

La diffusione degli incendi non è una novità, ma quello che cambia è l’estensione dell’area che va in cenere e effettivamente negli ultimi anni la tendenza è all’aumento. Ad esempio, come spiegato nel dettaglio da questo articolo del Il Sole 24 Ore, nel 2018 la superficie bruciata è superiore a quella del 2017 dell’8,5%; si tratta di una tendenza stabile, infatti la somma delle superfici bruciate negli anni 2016-2018 è superiore a quella del triennio precedente.

Incendi? Deforestazione?

Gli incendi, tranne eccezioni, non sono finalizzati a distruggere per distruggere, ma hanno una precisa funzione legata allo sfruttamento del terreno. In piccola scala, il fuoco è una pratica colturale diffusa sin dall’antichità in America. In larga scala, è usata dalle grandi aziende agrozootecniche dopo aver abbattuto la foresta, per facilitare la preparazione del terreno. La relazione tra i due fenomeni si osserva chiaramente nel grafico in basso, dove sono mostrate le variazioni annuali nella deforestazione, nel numero di incendi e nell’area bruciata 1.

Tasso di incremento annuo del deforestamento, del numero di incendi e dell'area bruciata, del prezzo della soia e dei bovini - Anno base 2002
Tasso di incremento annuo del deforestamento, del numero di incendi e dell’area bruciata, del prezzo della soia e dei bovini – Anno base 2002 = 100

Proprietà della terra

Sebbene la materia sia dibattuta, si può dire che per il piccolo produttore l’uso del fuoco abbia un senso dal punto di vista economico 2. Avendo accesso a molta più terra di quella che può coltivare, può lasciare a riposo per molti anni una vasta area e bruciare solo parcelle con molta materia organica, che, sotto forma di cenere, diventa subito utile per le colture. La concimazione del terreno con materie prime naturali o chimiche, viceversa, può essere molto difficile per lui.

Non così per il grande produttore, per il quale converrebbe curarsi di terre già in uso, piuttosto che cercarne di nuove. Converrebbe? Sì, se dappertutto dovesse pagare la terra che usa. Ma ciò non si verifica nella cosiddetta frontiera agricola, l’ampia fascia che separa le terre già intensamente sfruttate dal punto di vista agrozootecnico e quelle che lo sono meno.

La frontiera agricola amazzonica
La frontiera agricola amazzonica. Fonte: Wikipedia

Anche l’aumento della produzione agrozootecnica degli ultimi vent’anni, trainato dalla domanda, in primis internazionale, ha causato la ricerca di terre “nuove”. Anche in questo caso, però, se non ci fossero terre da sfruttare quasi gratuitamente 3, il gioco di usare terre nuove non varrebbe la candela, sia per i costi del deforestamento, sia perché queste terre sono molto distanti dai centri di raccolta, con conseguente aumento notevole dei costi. Converrebbe piuttosto usare le stesse terre e aumentare la produttività, cosa che è accaduta in Brasile negli ultimi decenni, ma su cui ci sono ancora margini di miglioramento.

I driver

Ricapitolando: gli incendi sono legati alla deforestazione ed entrambe alla conquista di nuove terre per la produzione agrozootecnica. Quindi vuol dire che una spinta verso l’incremento della produzione agrozootecnica determina più deforestazione e più incendi.

Il grafico che abbiamo mostrato sopra, che mostra la relazione tra variazioni annuali negli incendi, nella deforestazione e nel prezzo di alcuni prodotti agrozootecnici, ci dice qualcosa di diverso: all’aumentare dei prezzi non aumentano incendi e deforestazione.

Questa tendenza è confermata anche allargando lo sguardo a un periodo più lungo (cfr. grafico sottostante, nel quale non appaiono i dati sugli incendi, rilevati solo a partire dal 2002).

Tasso di incremento annuo del deforestamento, del prezzo della soia e dei bovini - Anno base 1990
Tasso di incremento annuo del deforestamento, del prezzo della soia e dei bovini – Anno base 1990

Allora, che cosa influenza incendi e deforestazione?

L’analisi del primo grafico, dove sono riportati i presidenti che si sono succeduti e alcune azioni da questi intraprese, sembra dirci che sono soprattutto le politiche pubbliche a influenzare l’estensione dell’area deforestata e bruciata. Ciò è peraltro confermato dalla letteratura (cfr. ad esempio questo articolo accademico del 2015, in portoghese).

L’ambizioso Piano d’azione per la prevenzione e il controllo della deforestazione nell”Amazzonia amministrativa del 2004, ampio e diversificato, unito ad una nuova legge sulle foreste nel 2006, hanno dato risultati visibili. La tendenza inizia però a invertirsi nel 2012, in un panorama politico (e di politiche) profondamente mutato.

A partire da queste considerazioni, è preoccupante la totale assenza di azioni da parte dell’attuale governo: “Il Paese continua a non avere una strategia che sostituisca l’antico Piano, varato nel 2004 e messo in un cassetto dall’attuale governo”, ha dichiarato recentemente in una nota l’Instituto Socioambiental, una delle più prestigiose ONG brasiliane.

Note

[:en]This post is available only in Italian.[:pt]Este post é disponivel so em Italiano.[:]

  1. Rielaborazione sulla base dei seguenti dati: INPE – http://terrabrasilis.dpi.inpe.br/app/dashboard/deforestation/biomes/legal_amazon/rates; INPE – http://queimadas.dgi.inpe.br/queimadas/aq1km/; INPE – http://queimadas.dgi.inpe.br/queimadas/portal-static/estatisticas_paises/; FAO – http://www.fao.org/economic/est/est-commodities/meat/en/; MacroTrends – https://www.macrotrends.net/2531/soybean-prices-historical-chart-data
  2. In effetti, l’incendio controllato è una pratica colturale antichissima, che risale all’epoca precololombiana. Le finalità sono molteplici; tra queste, rendere il campo coltivabile, trasformare rapidamente la materia organica in nutrienti per le piante, distruggere i parassiti. Perfettamente adeguata quando il rapporto tra persone e terra disponibile è basso, diventa più problematica la terra inizia a scarseggiare
  3. Questo studio, ad esempio, stima che il costo della deforestazione di un ettaro, al netto delle autorizzazioni, fosse nel 2016 di R$ 2.000

[:en]Interesting issues emerged in the session Quilombos and maroons of the Americas[:pt]Questões interessantes da sessão Quilombos e maroons das Américas[:]

[:en]The session Quilombos and maroons of the Americas: mirror of differences held at the XXXVIII International Americanistic Studies Congress was very good. The panelists’ contributions were diverse and complementary and shed light on different facets of the matter, with different approach and point of view.

I summarize here some of the most interesting issues emerged in the session. What follows is drawn from the panelists speeches, but it’s my personal re-interpretation and thus it doesn’t express the view or the opinion of the panelists themselves 1.

1) The Brazilian Government stance toward the quilombola issue is insufficient: the pace of the quilombo recognition is too slow, too few quilombo gained the land title from the time where this law was established (three of four paper were about Brazilian quilombo; this point refers to Brasil, while the other one also to maroons in other Latin American countries) 2.

2) The people who recognise themselves as indio, or quilombola, or one of the the different kind of “traditional peoples” (povos tradicionais), do not feel fitting “strictly” in this definition (as the law states and sometime the academic characterization wants). In fact, historically, and even today, there is a circulation between these different categories, and many people think to belong to more than one of these ones. That doesn’t means that these categories are insignificant os specious, but that could be useful, both in the research and in the policies, to take account of the very permeable boundaries, and the intertwining of these sets.

3) The dialogue between research on the contemporary and on the historical quilombo could shed new light in both the fields. This is not true in the most predictable form of cooperation: finding the historical roots of the contemporary quilombo, because in most of the cases the ancient traces of the historical quilombo were wiped out by emargination, displacement, migration. On the contrary, the relation between the two field of research could focus on comparison; indeed, many issues at stake in the ancient quilombo are also present in the contemporary ones, as, for example, the conflict and the intertwining with indigenous people.

4) The relationship between quilombola, on one part, and the black movement, on the other, is a complex one. Most quilombola doesn’t identify themselves with the black movement – or event they aren’t fully aware of it; at the same time, the black movement, although it recognises the quilombola to be part of a common root, it reproaches them the moderation and the non identification to some cultural standards.[:pt]A sessão Quilombos e maroons das Américas: espelho das diferenças, realizada no XXXVII Congresso Internacional de Americanística foi muito interessante. As contribuições dos panelists foram bem diferenciadas e se completaram. Elas coloram em luz diferentes aspectos do assunto, com diferentes enfoques e métodos.

Resumo aqui algumas das questões mais interessantes que se manifestaram durante a sessão. Esses pontos são tirados das falas dos panelist, mas o que segue é uma minha reinterpretação pessoal. Portanto não expressa a opinião ou o ponto de vista dos panelist 3.

1) A atuação do Governo brasileiro com respeito à questão quilombola é insuficiente: o processo de reconhecimento é demais longo, muitos poucos quilombos receberam o titulo da terra do momento isso se tornou lei (três dos quatro paper foram sobre quilombos brasileiros; este ponto refere-se à realidade brasileira, enquanto os outros também aos quilombos dos outros países da América Latina) 4.

2) Os povos que se reconhecem como índio ou quilombola, ou um dos diferentes “povos tradicionais” não sentem de caber estritamente em uma dessas categorias (como definido pela lei e reforçado por alguns pesquisadores). De fato, historicamente e hoje em dia, acontece uma circulação entre estas diferentes categorias e muitas pessoas acham de pertencer a mais de uma dessas. Isso não significa que estas categorias são insignificantes ou forjadas, mas que seria útil, seja nas politicas que na pesquisa, ter em conta os limites permeáveis e o interlaçamento entre estes conjuntos.

3) O dialogo entre a pesquisa sobre quilombos históricos e contemporâneos pode iluminar ambos os campos. Isso não acontece na forma mais obvia, ou seja encontrar as raízes históricas dos quilombos contemporâneos, já que, na maioria das vezes, os rastros dos antigos quilombos foram deletados pela expulsão e as migrações. Pelo contrário, a relação entre os dois campos pode se concentrar na comparação: de fato, muitas questões relevantes para os quilombos históricos as são também para os contemporâneos; é o caso, por exemplo, da relação de conflito e inter-relação com os povos indígenas.

4) A relação entre quilombola e movimento negro é complexa. Boa parte dos quilombolas não se identificam com o movimento negro – ou o conhecem apenas; ao mesmo tempo o movimento negro, apesar de reconhecer os quilombolas as parte de uma raiz comum, não concorda com a “moderação” politica de muitos deles e a não identificação com alguns padrões culturais da tradição afro.[:]

  1. Some or all of the paper presented will be published in the proceedings of the Congress.
  2. The new government, lead by the interim president Michel Temer, will be very likely significantly worse than the previous one. For example, the quilombo matters will be in charge of the Ministry of Culture, with far less relevance than within the Instituto Nacional de Colonizaçao Agraria (the body in charge of the land matters); the Ministry of Culture, José Mendonça Bezerra Filho, belongs to the DEM party, traditionally adverse to quilombola territory recognition. Beside that, the new government abolished the Ministério das Mulheres, da Igualdade Racial e dos Direitos Humanos (Ministry of Women, Racial Equality and Human Rights).
  3. Uma parte ou todos os paper apresentados serão publicados nos anais do Congresso.
  4. O novo governo, chefiado pelo presidente interino Michel Temer, será muito provavelmente pior neste respeito do que os anteriores. Por exemplo, os assuntos quilombolas são de responsabilidade do Ministério da Cultura, tendo menos relevância daquela garantida por ficar na responsabilidade do Instituto Nacional de Colonizaçao Agraria; o ministro da cultura é o José Mendonça Bezerra Filho, do partido DEM, tradicionalmente contrario ao reconhecimento das terras de quilombo. Além disso, o novo governo eliminou o Ministério das Mulheres, da Igualda racial e dos Direitos Humanos.

[:it]Dopo l’impeachment di Dilma Rousseff[:]

[:it]Queste righe non vogliono essere un’analisi politica, ma le semplici riflessioni di un cittadino che osserva, un po’ da dentro e un po’ da fuori, le vicende brasiliane, sostenuto dalle analisi dei quotidiani El Pais e The New York Times.

Ho seguito la votazione sull’impeachment della presidente brasiliana Dilma Rousseff nella Camera e nel Senato brasiliani. E’ stato uno spettacolo triste, sia per le menzogne che venivano proferite tranquillamente — prima fra tutte la relazione diretta causale tra azione del governo e crisi economica –, sia per chi le diceva: sepolcri imbiancati, come dimostrano analisi puntuali dei reati dei quali i parlamentari sono imputati 1.

Non è preciso chiamare questo processo di impeachment colpo di stato: un colpo di stato ha come tratto distintivo l’azione illecita e violenta, fuori dalle leggi. Di quello ha però l’ingiustizia e l’illegittimità. Dico illegittimità (non illegalità) perché una normale alternanza nel potere — ciò che l’ascesa del PMDB a partito-guida del governo rappresenta — non è stata raggiunta mediante gli strumenti previsti per una normale alternanza nel potere, ovvero le votazioni, ma mediante uno strumento, l’impeachment, che si applica in casi eccezionali; se ciò di cui Dilma Rousseff è accusata rientri in questi casi eccezionali o meno è argomento di fervente dibattito, ma la maggior parte degli analisti non coinvolti direttamente nella vicenda affermano che non rientri affatto. Parlo poi di ingiustizia proprio per quanto detto sopra: gli accusatori sono più colpevoli dell’accusato.

Che cosa venga dopo questo pasticciaccio brutto della prima fase dell’impeachment è difficile dirlo: alcuni sostengono che tutta la baraonda dell’impeachment sia stata messa su per insabbiare, in un secondo momento, l’operazione anti-corruzione 2; altri rilevano che la riforma politica, tanto necessaria in Brasile, sarà portata avanti dal parlamento solo se il paese diventa davvero ingovernabile 3.

Che l’instabilità politica non sia facilmente risolvibile, è probabile, non solo per lo scollamento tra la classe politica e l’opinione pubblica, ma pure per la schizofrenia di quest’ultima: si pensi che, mentre le piazze sono contese tra i manifestanti a favore e contro l’impeachment, il candidato favorito per le elezioni è ancora Lula 4

Quale ruolo avrà in questa crisi il Partido dos Trabalhadores (PT)? Dopo circa 13 anni torna all’opposizione. Il Brasile è molto cambiato in questi anni, ma anche il PT è un partito molto diverso. Certo, un profondo cambiamento era già avvenuto negli anni che vanno dalla prima candidatura di Lula (nel 1989), alla sua prima vittoria (nel 2003), ma certo maggiore è quello avvenuto negli anni di governo5. Usando un linguaggio un po’ semplice, si può dire che forse “fa bene” al PT tornare all’opposizione, ma ha ancora la spina dorsale e i muscoli per farlo veramente?

Ma il bisogno di una forte opposizione, politica e culturale, c’è eccome.

L’equipe di governo che il presidente ad interim ha fatto trapelare non promette nulla di buono, in termini di giustizia sociale 6. Più in generale, è evidente che un’agenda conservatrice sta guadagnando momentum. Un segnale tra i tanti: alla quarta posizione nelle intenzioni di voto per il prossimo presidente sta Jair Bolsonaro, già senatore più eletto di tutto il paese, tristemente famoso per le sue posizioni a favore della tortura, contro l’immigrazione e per l’estensione del porto d’armi 7.[:]

  1. Cfr. qui per un’analisi dettagliata, soprattutto incentrata sui deputati, qui per la lista dei deputati che rispondono a processi nella giustizia, qui per la lista dei senatori nella stessa condizione
  2. Cfr. A ofensiva do Legislativo que pode ameaçar a Operação Lava Jato, El País, 12/04/2016
  3. Cfr. intervista a Alfredo Saad Filho nella trasmissione Newshour della BBC del 12/05/2016, minuto 6.48 ca.
  4. Cfr. Lula e Marina lideram corrida para 2018, Folha de São Paulo, 09/04/2016
  5. Per un’analisi interessante, benché molto “di parte”, di questo fenomeno, cfr. A esquerda precisa superar o PTCarta Capital, 06/05/2016
  6. Cfr. Presidente interino faz anúncio oficial de seus ministros El País, 12/05/2016
  7. Cfr. Conservative’s Star Rises in Brazil as Polarizing Views Tap Into Discontent, The New York Times, 08/05/2016

[:it]Programma della sessione “Quilombo e maroons dell’America”[:en]”Quilombo e maroons of America” session programme[:pt]Programa da sessão “Quilombos e maroons das Americas”[:]

[:it]

Nel quadro del XXXVIII CONVEGNO INTERNAZIONALE DI AMERICANISTICA

Venerdì 6 maggio, ore 8.30

Sala del Consiglio Comunale, Palazzo dei Priori, Corso Vannucci 19 – Perugia

Sessione  “Quilombo e maroons dell’America: specchio delle differenze”

Véronique Boyer (Centre National de la Recherche Scientifique, France)
presenta Os antropólogos e os quilombolas: discursos eruditos, intervenções práticas, interpretações locais

Charles Beatty-Medina (Department of History, University of Toledo, United States)
presenta Africans in Native Garb, the legacy of marronage in the early Spanish Americas

Eliane Cantarino O’Dwyer (Departamento de Antropologia, Universidade Federal Fluminense, Brasil)
presenta Profetismos e práticas de cura: saber tradicional dos remanescentes de quilombo de Oriximiná-PA

Aderval Costa Filho (Departamento de Antropologia e Arqueologia, Faculdade de Filosofia e Ciências Humanas, Universidade Federal de Minas Gerais, Brasil)
presenta Quilombos no Brasil: processos identitários, territoriais, políticas de desenvolvimento e proteção/ omissão do Estado

Mary Kenny (Eastern Connecticut State University, United States)
presenta Identity, place and minor narratives: quilombolas in the sertão of northeast Brazil

Programma completo del Congresso.[:en]

Within the XXXVIII INTERNATIONAL AMERICANISTIC STUDIES CONGRESS

Friday, May the 6th, 8.30 am

Sala del Consiglio Comunale, Palazzo dei Priori, Corso Vannucci 19 – Perugia, Italy

Session “Quilombos and maroons of the Americas: mirror of differences”

Véronique Boyer (Centre National de la Recherche Scientifique, France)
presents Os antropólogos e os quilombolas: discursos eruditos, intervenções práticas, interpretações locais

Charles Beatty-Medina (Department of History, University of Toledo, United States)
presents Africans in Native Garb, the legacy of marronage in the early Spanish Americas

Eliane Cantarino O’Dwyer (Departamento de Antropologia, Universidade Federal Fluminense, Brasil)
presents Profetismos e práticas de cura: saber tradicional dos remanescentes de quilombo de Oriximiná-PA

Aderval Costa Filho (Departamento de Antropologia e Arqueologia, Faculdade de Filosofia e Ciências Humanas, Universidade Federal de Minas Gerais, Brasil)
presents Quilombos no Brasil: processos identitários, territoriais, políticas de desenvolvimento e proteção/ omissão do Estado

Mary Kenny (Eastern Connecticut State University, United States)
presents Identity, place and minor narratives: quilombolas in the sertão of northeast Brazil

Congress programme here.[:pt]

 No quadro do XXXVIII CONGRESSO INTERNACIONAL DE AMERICANÍSTICA

Sexta-feira, o 6 de Maio, às 8.30 da manhã

Sala del Consiglio Comunale, Palazzo dei Priori, Corso Vannucci 19 – Perugia, Itália

Sessão “Quilombos e maroons das Américas: espelho das diferenças”

Véronique Boyer (Centre National de la Recherche Scientifique, France)
apresenta Os antropólogos e os quilombolas: discursos eruditos, intervenções práticas, interpretações locais

Charles Beatty-Medina (Department of History, University of Toledo, United States)
apresnta Africans in Native Garb, the legacy of marronage in the early Spanish Americas

Eliane Cantarino O’Dwyer (Departamento de Antropologia, Universidade Federal Fluminense, Brasil)
apresenta Profetismos e práticas de cura: saber tradicional dos remanescentes de quilombo de Oriximiná-PA

Aderval Costa Filho (Departamento de Antropologia e Arqueologia, Faculdade de Filosofia e Ciências Humanas, Universidade Federal de Minas Gerais, Brasil)
apresenta Quilombos no Brasil: processos identitários, territoriais, políticas de desenvolvimento e proteção/ omissão do Estado

Mary Kenny (Eastern Connecticut State University, United States)
apresenta Identity, place and minor narratives: quilombolas in the sertão of northeast Brazil

Programa completo do Congresso aqui.[:]

[:it]Invito alla sessione “Quilombo e maroons dell’America” del Convegno Internazionale di Americanistica[:en]Invite to the session “Quilombo and maroons of America” of the International Americanistic Studies Congress[:pt]Convite a sessão “Quilombos e maroons da América” do Congresso Internacional de Americanística[:]

[:it]Sono state pubblicate le sessioni del prossimo Convegno Internazionale di Americanistica: tra queste una dedicata ai quilombo, da me proposta. Sotto una breve presentazione. Il Convegno, organizzato per il 38° anno dal Circolo Amerindiano, si terrà a Perugia dal 3 al 10 maggio prossimo.

Le iscrizioni alla sessione sono aperte e possono essere fatte fino al 20 gennaio attraverso questo modulo.

Quilombo e maroons dell’America: specchio delle differenze

Tutta l’America è oggi caratterizzata dalla presenza di comunità di afro-discendenti, peculiari per natura collettiva ed rapporto con la società all’intorno, alternativamente di isolamento o contrapposizione – peraltro mai assolute e mai definitive. Sono chiamate variamente quilombo, palenque, mocambo, ecc.

Queste comunità si differenziano molto, per ragioni esogene (ad esempio le circostanze in cui la manodopera schiavile è stata introdotta nella regione, le peculiarità delle società nazionali nelle quali si trovano, i caratteri dei popoli precolombiani) ed endogene (le circostanze della formazione della comunità, la loro organizzazione, ecc.).

Alcune questioni sono trasversali ai diversi contesti e rappresentano interessanti spunti di riflessione; indichiamo, in particolare:
•    la tensione vissuta dalle popolazioni dei quilombo tra la spinta all’inclusione nella società all’intorno, da un lato, e alla differenziazione da questa, dall’altro;
•    il rapporto e i legami tra i quilombo nel/del passato e i quilombo contemporanei;
•   l’articolazione tra auto-affermazione dei quilombo, accesso alle risorse (in particolare la terra) e riparazione;
•    la relazione tra la cultura immateriale dei quilombo, quella delle società circostante e della società nazionale.

In questa sessione sono presentati casi studio riguardanti quilombo dei paesi dove essi sono presenti e sono discusse, tra le altre, le questioni sopra citate.

Donna nell'orto-giardino di casa, villaggio Cangume, comune Itaóca, Vale do Ribeira, stato di São Paulo, Brasile. Settembre 2010 (c) Luca Fanelli/ ISA
Donna nell’orto-giardino di casa, villaggio Cangume, comune Itaóca, Vale do Ribeira, stato di São Paulo, Brasile. Settembre 2010 (c) Luca Fanelli/ ISA
[:en]The sessions of the International Americanistic Studies Congress are published: among them, one regarding quilombo I proposed. Below the session abstract. The Circolo Amerindiano has organized the Congress for 38 years. This years will take place in Perugia (Italy), as usual, in May, 3rd to 10th.

The registration to the session is open and will close January the 20th. It could be done by this form.

Quilombo and maroons of America: mirror of differences

All America is characterized by the presence of afro-descendants communities today, peculiar for their collective nature and for their relation with the surrounding society, alternately of isolation or opposition- besides never absolute and definitive. These communities are called in different ways: quilombo, palenque, mocambo, etc..

These communities differ a lot, for exogenous reasons (for example the circumstances in which the slave-labour has been introduced in the region, the peculiarities of the national societies in which they are, the characters of pre-Colombian peoples) and for endogenous reasons (the circumstances of the community formation, their organisation, etc.).

Some questions are transversal to different contexts and they represent interesting points of reflection; we indicate, in particular:
– the tension that quilombo people have experienced between, at the one hand, the spur to the inclusion in the surrounding society, and, on the other hand, the differentiation from this society;
– the relation and the connections between the quilombo of the past and the quilombo of the present;
– the articulation between quilombo’s self-affirmation, access to resources (especially the land) and reparation;
– the relation between quilombo’s immaterial culture, the surrounding society’s one and the national society’s one.

In this session some case-studies are presented. They concern quilombo of various places in which they are present, and the above mentioned questions are discussed.

Women in her backyard. Cangume village, Itaóca municipality, Vale do Ribeira, São Paulo state, Brazil (c) Luca Fanelli/ ISA
Women in her backyard. Cangume village, Itaóca municipality, Vale do Ribeira, São Paulo state, Brazil (c) Luca Fanelli/ ISA
[:pt]Estão publicadas as sessões do Congresso Internacional de Americanística: entre elas, uma sobre quilombos, que apresentei. Em baixo uma breve apresentação. O Congresso, organizado pelo 38° ano pelo Circolo Amerindiano acontecerá em Perugia (Itália) entre o 3 e o 10 de maio deste ano.

As inscrições à sessão estão abertas, encerram o dia 20 de janeiro e podem ser feitas por este formulário.

Quilombos e maroons da América: o espelho das diferenças

A América inteira é hoje caraterizada pela presença de comunidades de afro-descendentes, que se destacam pela natureza coletiva e a relação com a sociedade ao entorno, que oscila entre isolamento e contraposição – nunca totais e nunca definitivas. Têm diferentes nomes, entre os quais: quilombo, palenque, mocambo, etc.

Estas comunidades se diferenciam bastante por motivos externos (por exemplo as formas nas quais a mão de obra escrava foi introduzida na região, as peculiaridades das sociedades nacionais nas quais elas se encontram, as características dos povos pré-colombianos) e internos (como as comunidades se formaram, as organização delas, etc.).

Algumas questão porém são transversais aos diferentes contextos e representam interessantes pontos de reflexão:
– a tensão que os quilombolas vivem entre inclusão na sociedade envolvente, por um lado, e a diferenciação desta, por outro;
– a relação e os laços entre quilombos no/do passado e os quilombos contemporâneos;
– a articulação entre autoafirmação dos quilombos, acesso aos recursos (especialmente a terra) e reparação;
– a relação entre cultura imaterial dos quilombos, a da sociedade envolvente e da sociedade nacional.

Nesta sessão são apresentados casos de estudo sobre quilombos nos países onde existem e são debatidas, entre outras, as questões acima mencionadas.

Mulher no quintal, comunidade de Cangume, Itaóca, Vale do Ribeira, São Paulo, Brasil. Setembro de 2010 (c) Luca Fanelli/ ISA
Mulher no quintal, comunidade de Cangume, Itaóca, Vale do Ribeira, São Paulo, Brasil. Setembro de 2010 (c) Luca Fanelli/ ISA
[:]

[:it]La natura sociale dell’apicoltura[:]

[:it]

Un giorno ho visitato un apicoltore locale, che usava solo kafò… in modo così abile che il suo miele era di qualità eccelsa.

Delle testimonianze emerse nella tavola rotonda su apicoltura e cooperazione, una delle più efficaci, a mio parere è stata quella di Celso, che ha raccontato delle sue esperienze in Africa: “Appena arrivato, con il mio sapere tecnico di apicoltore, ho constatato che nessuno applicava delle tecniche moderne. Per alcuni anni abbiamo insegnato come usare l’arnia razionale. Un giorno ho visitato un apicoltore locale, che usava solo kafò (arnie tradizionali). Le usava in modo così abile che il suo miele era di qualità eccelsa. Allora ho capito che si poteva fare un ottimo miele anche con gli strumenti tradizionali” (libera trascrizione). In un semplice racconto ha racchiuso il succo del dibattito sulla cooperazione allo sviluppo: indagare, ascoltare, rispettare e valorizzare, non partendo da presupposti teorici, ma da una constatazione. Sul campo. Da esperto.

Un momento della tavola rotonda L'ape: regina della cooperazione. Parla Gianluca Pressi, direttore AVEC PVS. Piacenza, Emilia-Romagna, Italia. Ottobre 2015 (c) Conceição Peres Lopes
Un momento della tavola rotonda L’ape: regina della cooperazione. Piacenza, Emilia-Romagna, Italia. Ottobre 2015 (c) Conceição Peres Lopes

Il valore aggiunto della tavola rotonda, organizzata nel quadro dell’edizione speciale (autunnale) di Apimell da AVEC PVS è stato proprio quello di far dialogare persone per lo più esperte di apicoltura, con esperienze di cooperazione; a volte è stato difficile mantenere stretto il legame tra le due componenti — è facile infatti sconfinare nelle elucubrazioni teoriche sul significato della cooperazione e si può sempre cadere nei tecnicismi — ma laddove è successo (vedi la testimonianza citata) ha funzionato. E potrà continuare a funzionare.

Prendi il numero di specie di api senza pungilione, moltiplicalo per il numero delle stagioni nelle regioni tropicali e poi per le combinazioni possibili di pollini (20-50)! (Vit, Pot Honey)

In questo consesso sono tornato a parlare di Meliponini, le api senza pungiglione. La prima suggestione che ho voluto trasmettere è la diversità che caratterizza tutta la meliponicultura: diversità di mieli, dovuta al numerosissimo numero di specie; diversità di procedure di estrazione del miele; diversità delle forme di conservazione: refrigerazione, desumidificazione e maturazione. Dei tre, questo è quello che rispetta maggiormente le caratteristiche di un prodotto vivo e particolare.

Il secondo punto toccato sono stati alcuni dati quantitativi sulla produzione di Meliponini in Brasile, confrontati con la produzione di miele di Apis mellifera in Italia e Brasile (cfr. slide in fondo). E’ significativo sottolineare che in tutti i tre casi i dati sono di difficile reperimento e si tratta di stime.

Guardando alla meliponicoltura in un’ottica più ampia di sviluppo locale ho sottolineato la sua potenziale importanza nell’economia familiare contadina, in quanto apprezzata dalle giovani generazioni e utilizzabile come integrazione del reddito, anche grazie alla valorizzazione del prodotto sul mercato (informale). Ho però messo in luce che una maggiore specializzazione potrebbe essere il vettore di produzioni di maggiore qualità e che l’ingresso che il miele di api senza pungiglione sta facendo nel mondo gourmet è al contempo una minaccia e un’opportunità.

un’attività pratica, ma che richiede molta applicazione e pensiero

Allevamento d’api come strumento di sviluppo locale in ottica sociale solo lontano dall’Italia? No. Sempre ad Apimell ho conosciuto il bel progetto dell’associazione alessandrina Cambalache, che ha formato un gruppo di richiedenti asilo in questa professione e ha già inserito alcuni giovani in aziende apicole. “Il potere dell’apicoltura”, spiega Mara Alacqua (presidente Cambalache), “sta nell’essere un’attività pratica, ma che richiede molta applicazione e pensiero: è un lavoro che qualifica e permette ai rifugiati di distogliere il pensiero dai traumi subiti nel Paese di origine e durante il viaggio verso l’Italia” (libera trascrizione).


 

Slide presentate al Congresso

[:]

[:it]|A| Açaí[:]

[:it]

Il giovane di un villaggio prepara manualmente il vinho di açaí nei pressi di un torrente (igarapé). Comune di Oriximiná, PA, Brasil. 2007. Foto di Luca Fanelli
Il giovane di un villaggio prepara manualmente il vinho di açaí nei pressi di un torrente (igarapé). Comune di Oriximiná, PA, Brasil. 2007. Foto di Luca Fanelli

Un motto di spirito che ha fatto da leitmotiv ai miei primi giorni in Amazzonia è stato “Quem vai ao Pará, parou. Tomou açaí, ficou”, che si può rendere con “Chi arriva nello Stato (brasiliano) del Pará, si ferma. (Se) beve l’açaí, resta”. Orgoglio per un prodotto locale, ma soprattutto segnale chiaro che per “essere dei nostri” si deve amare l’açaí (Euterpe oleracea).

Açaí vale per polpa estratta dal frutto dell’açaí, e il fatto non è scontato perché, a 2-3 mila km a sud, nella Foresta Atlantica, la “cugina” dell’açaí, la juçara (Euterpe edulis Martius) rischia l’estinzione perché ne è apprezzato il cuore – ogni cuore estratto, una pianta tagliata. Oramai anche in villaggi sperduti si trova una batedeira, una macchina che scortica il frutto, tondo (della dimensione di una grossa biglia di vetro), lucido e violaceo, dalla sottile polpa e ne estrae un succo denso, quasi cremoso; ben diverso dal vinho (vino), prodotto lasciando a mollo i frutti e poi sfregandoli a mano su un setaccio.

Base della dieta in alcuni periodi dell’anno, in alcune località, per alcuni, dessert per altri, difficilmente l’açaí manca da una tavola paraense, da una discussione sul futuro delle regioni rurali del Nord del Brasile, dai ricordi di chi è stato in Amazzonia. Eppure è un cibo funzionale affermato negli USA e che si sta cercando di affermare anche in Europa.

Per essere “uno di loro”, dunque, non vale più: si dovrà cambiare il detto, parlando di altre palme, come la bacaba (Oenocarpus bacaba), il cui succo, beige chiaro, ha una sfumatura di gusto leggermente diversa – ed è, questo sì, universalmente sconosciuto.


 


ABBECEDARIO AMAZZONICO: Una scelta di parole che, per personalissima scelta, ritengo particolarmente rappresentative della regione. Senza voler essere esaustivo ed enciclopedico. => Indice delle parole.[:]

Due monete per un balloTwo pennies to have a danceDois moedas para uma dança

Due monete per un ballo. Mostra Superare se stessi di AREIAL’Associazione Internazionale Areia ha recentemente prodotto la mostra Superare se stessi. Voci migranti tra Europa e America, un’antologia di pensieri di Europei e di Latino-americani in transito tra i due continenti, dall’inizio del Novecento ad oggi. Le frasi raccolte sono state scelte all’interno delle testimonianze orali di primo e di secondo livello custodite da AREIA – Audio-archivio delle Migrazioni tra Europa e America Latina, che ha sede presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia, Storia dell’Università degli Studi di Genova, seguendo un filo di lettura guidato da alcune parole chiave: viaggiare, lavorare, abitare, divertirsi, studiare, comprare, mangiare, tornare.

Delle storie di vita raccolte per la ricerca La scelta della terra, è stata scelta una citazione di Alfonso (pseudonimo), che racconta l’ultimo uno tra i molti spostamenti che lo portarono in pochi anni dal Paraná occidentale al Paraguay e viceversa, sempre alla ricerca di nuovi (precari) lavori, in particolare legati al taglio del legname; siamo negli anni Settanta del Novecento.

Quando sono andato in Paraguay l’ultima volta, nel 1993, io avevo appena un cambio, con un paio di pantaloni da usare nelle feste.
Allora ho lavorato come muratore, solo per mangiare, per comprarmi una camicia nuova e avanzare due monete per un ballo.
Adesso è diverso. Adesso sono magro, peso 60-61 chili, ma allora ne pesavo cinquanta, e se adesso la mia testa è così, allora era così… per il mal di testa, per le preoccupazioni, per i debiti da pagare… ho risparmiato qualcosa con i miei sacrifici.

I perché dell’educazione economicaWhy economic education?Os porques da educação econômica

luca fanelli, spray001, 2012Negli ultimi 6 mesi mi sono avvicinato ai temi dell’educazione economica, nuovi nella loro specificità, ma molto vicini al mio costante interesse per l’antropologia economica. L’approssimazione a questi temi si è data nel quadro del programma di sviluppo territoriale di ActionAid, al quale sto lavorando. Nello specifico,

  1. ho contribuito all’elaborazione dell’idea progettuale Nuove povertà e partecipazione, che intreccia il contrasto alla povertà mediante l’educazione economica, alla richiesta di accountability alle istituzioni locali, e quindi a un processo di advocacy dal basso;
  2. ho partecipato e contribuito al seminario di formazione Alfabetizzazione economica e finanziaria / Spesa Pubblica e Bilanci famigliari. Sperimentazione della metodologia ELBAG, che si è tenuto a Bologna dal 5 al 7 maggio 2012;
  3. ho contribuito alla stesura del manuale Ora facciamo i conti. Uno strumento di alfabetizzazione economica e normativa per conoscere e attivarsi, frutto del seminario di Bologna;
  4. ho contribuito a formulare diverse idee progettuali legate all’educazione economica di fasce deboli della popolazione.

Riflettendo su questi temi, spesso ripenso agli anni in cui lavoravo a stretto contatto con i contadini dei villaggi amazzonici, oppure della Vale do Ribeira, e la confronto con il terreno dell’educazione economica, che sto dissodando di questi tempi in Italia: c’è una simmetria. I contadini che ho conosciuto, soprattutto quelli tra i 25 e i 45 anni, sono impegnati in uno sforzo cognitivo, volto a compredere quali beni proposti dalla televisione sono degni di imporre una torsione alle loro vite (quando parlo di torsione mi riferisco a un cambiamento significativo delle abitudini di vita e di lavoro, volti a ottenere quelle risorse monetarie aggiuntive necessarie all’aquisto). Qui in Italia il problema è capire di quali beni o servizi — proposti da una molteplicità di canali — si può fare a meno, di quali no. Il gioco, da un punto di vista cognitivo, è simile, benché acquisire sia sempre più gioioso di perdere. Non credo che sia possibile dividere chiaramente i beni necessari da quelli superflui, ma ognuno di noi si crea una mappa multidimensionale, e pone al centro ciò che è praticamente irrinunciabile, all’estrema periferia ciò che non ci interessa; l’argomento opposto — tutto è relativo — è altrettanto falso. In questa mappa multidimensionale gli oggetti galleggiano, si muovono, lentamente o repentinamente, a seconda dei casi; c’è però una mebrana che divide inequivocabilmente alcuni beni/ servizi da altri, che è quella del potere d’acquisto (di ciascuno). Lo sforzo cognitivo di distinguere il necessario, l’utile e il superfluo, si incrocia quindi con un altro sforzo, per capire se si può allargare i confini di questa membrana (= aumentare il nostro potere d’acquisto). Non entro nel merito di chi usa per questo esercizio sostanze psicotrope, come il debito. Anche qui i contadini amazzonici e i soggetti in crisi economica sono uniti da una comune difficoltà nell’immaginare come aumentare il proprio potere d’acquisto. Sì, è principalmente una questione di potere, ma c’è un piccolo spazio che rimane per l’immaginazione. Un ulteriore fattore di distinzione, nella mappa, è la separazione tra ciò di cui vogliamo usufruire possedendolo, e ciò di cui preferiamo usufruire insieme ad altri 1. Anche in questo caso, collocare un bene/ servizio in una o nell’altra categoria, fa la differenza; anche in questo caso, esistono limiti dettati dall’esterno: non tutto è privatizzabile, non tutto si può rendere pubblico (o comunitario), alcuni beni/ servizi se goduti in comunità hanno valore, se goduti privatamente, ne hanno un altro. La categorizzazione del bene/ servizio pubblico, comunitario e privato, afferisce pure a una moneta, le cui facce sono i diritti e i doveri 2.

  1. Per un italiano, oltrepassati i limiti della propria famiglia, usufruire insieme ad altri, significa soprattutto usufruire insieme ai concittadini; per contadini che ho conosciuto esiste lo spazio intermedio del villaggio, mentre — in particolare per quelli amazzonici — la dimensione statale è molto sfumata.
  2. La moneta si è rotta: uno dei fattori della “crisi civile” che ci attraversa è che rinunciamo a rivendicare i diritti, riservandoci di non compiere i nostri doveri.

Infografica delle aree protette di uso sostenibile in BrasileInfographic about sustainable use conservation areasInfográfico sobre unidades de conservação de uso susentável no Brasil