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Under the threshold. We settle it now

I wait for Mrs Maria (we will use this fictitious name out of respect for her privacy) in a room of the Levi Library, a beautiful and welcoming space in the heart of the Barriera district of Milan, on the extreme outskirts of Turin. Maria is the first participant in the ActionAid project “Ora facciamo i conti” (the Italian sentence means both “we settle it now” and “let’s do the math”). 

To put it all, I am a little agitated: right from the start, Maria amazes me for its energy. I was afraid that the meeting issue would make dialogue difficult, but it’s flowing, as between two people sitting in the same train compartment. We are talking about children and rent, studies and passions, the difficulties of making the ends matter, work, travel, and choices.  Maria is one of the 950 people who in Turin saw the application accepted to receive the new purchase card. Since she applied in August 2013, she had to wait nine months to receive it, but her family has had an additional monthly income of just over 300 euros since May this year.

Maria is also one of 475 randomly selected people to participate in an “activation project”. These projects are specific actions that the municipalities must activate in support of the measure, but no funds have been allocated. Therefore, the Municipality of Turin relies on other existing programs, managed by the same municipal structure, but financed externally, as in the case of “lavoro accessorio” (ancillary work, a project in which the person receives a small remuneration to carry out work with associations). Or it seeks to increase the operation of social services; or, finally, it relies on activities or projects carried out by private organisations, as in our case.  If the person who receives the new purchase card does not participate in the “activation project”, they lose it.

Maria is therefore talking to me because she has to, but she doesn’t show it. On the contrary, she says that group work, which I briefly presented to her, will be an opportunity to learn new things.  

The group work consists of six meetings, during which participants will discuss the use of money and address some issues of financial literacy. Each participant will then be able to avail themselves of financial advice and psychological accompaniment free of charge.

Maria has not had a formal and stable job for two and a half years: she has left the labour market due to a set of small health problems and care for her children and has not re-entered it. Like her,  another 55,000 women are unemployed in Turin. In total, with men, you get to 118 thousand people (ISTAT data for the Province of Turin). It is a significant number – the highest rate of all the North Centre’s metropolitan provinces – and one of those that has grown the most since 2007, which means that many of the “newly unemployed” are not used to it.

Precisely the exponential increase in people in poverty since 2007 motivated ActionAid to strongly support the proposal to insert the REIS (Reddito di Inclusione Sociale, i.e. minimum income) in the next budget law, also launching an online petition.

While continuing to work with social card beneficiaries with monitoring and participation activities within personalised activation projects, ActionAid recognises that this measure is too categorial and lacks an organic vision of the fight against poverty. That is why we support a proposal aimed at all families living in absolute poverty in Italy, combining a mix of rights and duties with a strong component of social inclusion.

This post was published on the ActionAid Italia page.

Economic education: some guidelines

Madre e figlio fanno i conti dopo una giornata di lavoro come lavavetri. Torino 2014. Foto di Luca Fanelli
Madre e figlio fanno i conti dopo una giornata di lavoro come lavavetri. Torino 2014. Foto di Luca Fanelli

Lavorando per ActionAid in Piemonte e confrontandomi con le realtà del terzo settore, soprattutto torinesi, la difficoltà nella gestione del bilancio personale e famigliare emerge come fattore che mina la resilienza delle persone e famiglie in difficoltà. Ho quindi sempre caldeggiato un lavoro di ActionAid su questa tematica, soprattutto se è tenuta strettamente insieme a un piano di advocacy sulle politiche sociali in essere. Rimangono fuori da questo orizzonte due elementi strutturali, ovvero la domanda di lavoro e l’offerta di casa a prezzi abbordabili. Rimangono anche parzialmente defilate alcune delle cause strutturali della crescente diseguaglianza che caratterizza la società europea a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del Novecento.

Focalizziamo dunque l’attenzione sulla relazione tra difficoltà nella gestione del bilancio personale e famigliare, come fattore che mina la resilienza delle persone e famiglie in difficoltà e le politiche sociali in essere. Già in un seminario che ActionAid, nella persona di Christian Quintili, organizzò nel 2012 – dal quale, per inciso, sono scaturite alcune iniziative di educazione economica presenti sul territorio torinese – lo sforzo era quello di tenere insieme il piano della responsabilità dei decisori sull’uso delle risorse pubbliche e quella delle persone e delle famiglie, sull’uso delle risorse private. Con l’adozione della misura della nuova carta acquisti, decretata ancora dal governo Monti sul finire del 2012 e che solo in questi mesi vede finalmente la luce, è in parte possibile affrontare congiuntamente questi piani. Da un lato, quindi, stiamo monitorando l’implementazione della misura, volta, a offrire prioritariamente a persone inserite in contesti famigliari con figli minori, che hanno perso il lavoro recentemente e che hanno un ISEE di meno di € 3.000, un sussidio condizionato, che per un nucleo di 4 membri ammonta a € 331/ mese. Dall’altra, realizzeremo insieme ad alcuni beneficiari di questa misura dei percorsi di empowerment riguardanti la cittadinanza economica, l’alfabetizzazione finanziaria, il rapporto con il denaro. Si tratta del progetto “Ora facciamo i conti”, una prima fase del quale sarà realizzato grazie a un contributo della Fondazione CRT e che intendiamo ampliare e rafforzare grazie a una rosa di donors.

Ma è possibile aumentare la resilienza e aumentare il benessere delle persone e famiglie in difficoltà mediante un intervento di questo tipo? E’ scontato dire che non è facile e certamente non basta organizzare le proprie spese per “moltiplicare” le poche sostanze disponibili. Ma abbiamo qualche elemento in più? Innanzitutto è bene ricordare, per sgomberare subito il campo da considerazioni che, basandosi sull’aneddotica, vanno ad oscurare il vero – del tipo “com’è che quella persona che non ha come pagare la luce ha un iphone?” – che le famiglie povere spendono in media un terzo delle famiglie non povere (cfr. Accolla, Rovati, 2009, p. 8). Ciò detto, in termini molto sintetici, possiamo cercare di raggruppare le argomentazioni teoriche e gli studi empirici, tra quelli che fanno intendere che sostanzialmente negano che sia possibile agire sulla leva della gestione delle risorse disponibili e quelli che invece affermano che sia possibile.

Uno dei più forti argomenti che ricadono nel primo campo è quello filosofico e antropologico, secondo il quale non ci sono motivi sufficienti per pensare che le scelte economiche delle persone povere siano più inefficienti, anche nel medio-lungo periodo, rispetto alle scelte delle persone non povere; detto semplicemente da una voce autorevole, “i poveri non sono meno razionali di chiunque altro – è semmai vero il contrario” (Banerjee, Duflo, 2011, Foreword, 203); la persistenza della povertà sarebbe quindi determinata dalle condizioni di partenza, da un lato, e dalla “trappola della povertà”, dall’altra, che, tradotta in termini semplici, significa che per iniziare a risalire la china è necessario superare una boa, ma che superare questa boa è incredibilmente difficile. Nei paesi “ricchi” alcuni elementi di questa “trappola della povertà” sono la relativa maggiore difficoltà nel trovare un buon lavoro, nel proseguire gli studi, nel risparmiare per i tempi peggiori, nell’essere in buona salute, nel non avere problemi con la giustizia. La questione centrale del risparmio riguarda la sottrazione di risorse per consumi immediati, a favore di consumi procrastinati o investimenti. Secondo il concetto dell’utilità marginale, una condotta siffatta è sensata, in quanto nel momento in cui si consumano due unità di un bene nel presente, l’utilità marginale della seconda è inferiore all’utilità della stessa in un futuro in cui la possibilità di consumare sia zero; in altre parole, l’allocazione equimarginale delle risorse è la condotta più sensata. E’ però probabile che tale concettualizzazione del problema sia errata in quanto, al di sotto di una determinata soglia, il consumo di unità aggiuntive di un bene non ha un’utilità decrescente, ma crescente (può essere più piacevole una telefonata di 10 minuti con un parente lontano, piuttosto che una di 5 minuti oggi, per farne un’altra di 5 minuti tra un mese); ciò vale a maggior ragione per quei consumi con soglie ben definite, prima di raggiungere le quali ogni frazione di spesa è inutile (sul lungo periodo pagare 1/3 dell’affitto non mi garantisce di non essere sfrattato alla stessa stregua di non pagarlo). A ciò si aggiunge il fatto che le persone in condizione di povertà possono essere molto “scettici sulle opportunità e possibilità di cambiare radicamente le proprie vite” (Id, 815)

Sul versante opposto, secondo il quale è possibile fare leva sulla gestione delle risorse disponibili, un primo spunto ci viene dalla teoria, maturata nelle scienze psicologiche e cognitive, dell'”ego-depletion”, ovvero dell’esaurimento dell’ego; secondo questa linea teorica (toccata ad es. da Kahneman, 2011, ma trattata nel dettaglio, per quanto riguarda questo ambito, da Spears, 2010), il fatto di dover operare scelte di allocazione di risorse molto limitate, genera una diminuzione della capacità di controllo di sé stessi e dunque scelte non molto sensate; questo vale soprattutto per gli ambiti di consumo quotidiano, come la spesa al supermercato o le scommesse. Un’altra indicazione, molto differente, ci viene nuovamente dall’ambito sociologico e antropologico. Qui si afferma che sia possibile, anche per persone in difficoltà, operare una “riconcettualizzazione” dei propri ambiti di consumo e investimento, tale per cui, invece di agire sulla capacità di agire – come nel caso della teoria dell’”ego depletion”, si agisce sull’ambito valoriale, ovvero delle preferenze e degli obiettivi (Vargiu, 2009, pp. 76 e ssg.).

Ritengo che da questo excursus teorico si possano trarre alcune indicazioni di ordine pratico:

  • la ricerca empirica sulla gestione delle risorse da parte di persone in difficoltà è molto limitata e dunque vi sono probabilmente ampi margini di ulteriore analisi e comprensione, che consenta da un lato di dare un più efficace supporto a queste persone o famiglie e, dall’altro, a disegnare meglio le politiche;
  • è necessario sgomberare il campo da tutte le interpretazioni che attribuiscono alle persone in difficoltà, in termini generali, comportamenti irrazionali; ciò non è solo arrogante e moralmente deprecabile, ma fa battere, in termini di azione, strade “senza uscita”;
  • specularmente, gli approcci che non tengono in debito conto il contesto psicologico di ogni scelta, anche quella relativa alla gestione delle risorse economiche, e che dunque ritengono che basti informare per avere risultati, sono destinati a non avere successo;
  • tutte le diverse opzioni teoriche, gioco forza, non tengono conto delle differenze soggettive; è dunque possibile che un altro spazio “di manovra” sia dato da un lavoro che, basandosi sull’auto-aiuto e la formazione peer-to-peer, consenta a persone e famiglie, anche povere, ed anche caratterizzare da un complesso culturale e valoriale simile, ma che hanno una gestione delle risorse più orientata alla resilienza e al benessere, di altre, di aiutare queste ultime;
  • molto c’è da lavorare nei termini della costruzione di subculture, o opzioni valoriali che consentano maggiore benessere, anche a fronte di una limitata dotazione di risorse iniziali; a sostegno di questa linea d’azione va sicuramente lo sviluppo di “nuovi modelli di consumo”, che è andata crescendo negli ultimi decenni, nonché il recupero, la valorizzazione e il rafforzamento di forme di mutualismo; va invece contro questa linea l’incapacità proprio di queste opzioni culturali a farsi veramente nazional-popolari; è inoltre a mio avvio imprescindibile che, affinché non sia completamente frustrata, questa opzione deve prevedere delle concrete opportunità di miglioramento progressivo, per quanto contenuto, della dotazione di risorse (da parte di chi ne ha veramente troppo poche).

Bibliografia citata

Gisella Accolla, Giancarlo Rovati, I consumi dei poveri in quattro regioni italiane, in Laura Bovone and Carla Lunghi (a cura di), Consumi ai margini, Donzelli, Roma 2009

Abhijit V. Banerjee, Esther Duflo, Poor Economics. A radical rethinking of the way to fight global poverty, PublicAffairs 2011

Daniel Kahneman, Thinking, fast and slow, Farrar, Straus and Giroux, New York 2011

Dean Spears, Economic decision-making in poverty depletes behavioral control, «CEPS Working Paper», n. 213, 2010

Andrea Vargiu, Negoziare la marginalità attraverso il consumo di beni e servizi, in Laura Bovone and Carla Lunghi (a cura di), Consumi ai margini, Donzelli, Roma 2009

The triple helix and the humanist vocation

Triple helix and humanist vocation
(*)

The concept of triple helix, in “The Capitalization of Knowledge“, is well conceptualized for technological fields, but not for the humanities. Institution and (social) services are less relevant in this analysis. However, the most relevant innovations may happen in the processes. And processes are governed by discourse, which, in turn, is lead by the humanities, as we can draw from the insightful column by  David Brooks.

But are processes governed by discourse? Actually, most of us, who works as project managers, had lost this very understanding. Can we blame the logical framework model? Maybe; but, if we embraced it, if even us, grown up among humanities have embraced it, it’s only our mistake. Of course: logical framework model is in itself a discourse, but we have to see it as is it, not something that stay before or above any discourse.

We have to use the right words in the right order: because discourses shape the world, and the processes that happen within this world; understand that the way I describe things is more important that things in themselves. Innovation trees grows within this text woven.

(*) John Webster, master orator at his best at Speakers’ Corner, Sydney, dwld from www.victorzammit.com/about/pictures.htm and P. Mondrian, Broadway Boogie Woogie, dwld from www.ibiblio.org/wm/paint/auth/mondrian.

Two pennies to have a dance

The International Association AREIA (Audio-archive of Migrations between Europe and Latin America, based at the Department of Antiquities, Philosophy, History of the University of Genoa) has recently produced the exhibition Overcome Themselves. Migrant voices between Europe and America. The exhibition displays an anthology of thoughts of Europeans and Latin Americans in transit between the two continents, from the beginning of the Twentieth century to today. The sentences collected were chosen within the oral testimonies kept by AREIA and arranged around some keywords: travel, work, live, have fun, study, buy, eat, return.

Among the text chosen by the curator, one is from the oral testimonies I collected during my field research for The choice of the land. Here speaks Alfonso (pseudonym), who tells the last one of the many trips that took him in a few years from Western Paraná (Brazil) to Paraguay and vice versa, always looking for new (precarious) jobs, in particular related to the cutting of timber. We are in the Seventies of the Twentieth century.

“The last time I went to Paraguay, in 1993, I barely had a change of clothes, only a pair of pants to use at parties.
So I worked as a bricklayer: just to eat, just to buy myself a new shirt and save two coins for a dance.
It’s different now. Now I’m still skinny; I weigh 60-61 kilos, but then I weighed 50, and if my head is like that now, then it was like this… for the headache, for the worries, for the debts to be paid… I saved something thanks to my sacrifices”.

Transparency and human rights

Transparency and human rightsPresented at the 10° Nexa Lunch Seminar – Transparency Decree: a FOIA or “just” Open Data?.

It is maybe difficult, at the first glimpse, to draw a strong link between transparency and human rights. However, the relationship is bold, and here I’ll try to highlight briefly some of the issues that put together transparency and human rights. It’s is not by chance that transparency gained importance in the last strategy of ActionAid, the NGO I work for. ActionAid is an international organisation, working with over 15 million people in 45 countries for a world free from poverty and injustice.

Accountability is the first bridge between transparency and human rights. To held someone accountable about something we need to know with a high degree of clarity who the duty bearer is, who is the right holder, to which right the latter is entitled to. Without a clear picture about that, any campaign or advocacy action would be vane, or misplaced, or biased. It’s true that there is a long path from the identification of the right you are entitled to, and who is responsible to that, and the respect or fulfillment of this right. But it is also true that, in a very complex system, as contemporary societies are, the first is already a big step.

The second link is corruption, or, better, freedom from corruption. As a very interesting report by International Council on Human Rights Policy and Transparency International points out, corrupt acts violates human rights directly – for example when you have to pay a bribe in order to be treated by a doctor, otherwise you won’t; or indirectly, when, for example, organized crime could enforce his law, not being constrained by corrupted public authorities. Then, it’s simple to draw the relationship between lack of transparency and corruption.

Good governance is the third bridge between t. and hr.. This relationship is two-folded. One: citizens and civil society has to know the evidence on which the public decision are made; two, they have to know, as far as it’s possible, which is the relationship between the evidence and the decision.

An example from local social policies: the benefits to poor people. As a citizen I have to know:

1) at which level of poverty public authorities understand that a person have to receive a money benefit;
2) how many people fulfil this condition;
3) how many people receive the benefit, and how many fulfil the condition and do not receive the benefit, and:
4) based on what public authorities decide to put the money on these benefit, instead of putting money on housing for elderly people, or to services to disabled people, and so on.

I do think that, in the current situation of spending cuts, this kind of transparency, together with participation and involvement of citizens and civil society, would provide on one hand, better decisions, and, on the other hand, some kind of co-responsabilization by the public for the hard decisions made.

Luzia Fati’s memory

Foto di Luca Fanelli/ MAIS. Nov. 2011
Santarém riverside

In order to honour the memory of an upright person, Luzia Fati, who died in March 2013, I put here the whole interview she gave me in April 2007, in Santarém (Pará, Brasil).

Over this interview, she retraces his life and the history of the rural trade unions of the Brazilian Northern region. She put together historical events, a sharp political analysis and moving personal memories.

I splitted the interview in six parts; it is in Portuguese.

I – Childhood and youth, political and personal education, until the election as member of the STTR (rural trade union) direction (21 min.).

II – From the STTR to the CUT national direction (CUT is a trade union confederation)

III – The CUT national direction, coming back to Santarém, the engagement in the ISAM (city manager related to environment)

IV – To be a female trade union director, the opportunities, the relationship with family

V – STTR’s history and performance, the trade union role, its political and economic role and the land issue today

IV – Ribeirinhos (people who live along the rivers) and planalto (highlands) in the rural trade union history, some points about the trade union history in the region, conclusions.

Here you can find a short account about the Luzia life (CUT website, in Portuguese).

Incentives and obstacles in the conservation of Euterpe edulis Mart. in quilombolas communities from Ribeira Valley

Juçara inventory
Juçara inventory. Jan. 2010. Credit: Luca Fanelli/ ISA

This paper analyzes the results of an Atlantic Forest enriched with seeds from palm juçara in Quilombo Communities in the Ribeira Valley – SP and the difficulties and bottlenecks involved in implementing sustainable management of this species. The work was constructed from a field survey of palm populations and in workshops and participant observation. The results indicate the need to improve public policy incentives and collective management of the natural resource.

Luca A. Fanelli, Nilto I. Tatto, Eduardo P. C. Gomes, Clovis J. Oliveira Jr., Incentivos e impedimentos na conservação de Euterpe edulis Mart. em comunidades quilombolas do Vale do Ribeira, «Revista Brasileira de Agroecologia», 7(2): 51-62.

Full text in Portuguese.

The differentiation of the Brazilian peasantry and its struggles for citizenship (podcast and proceedings)

Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012.
Palazzo dei priori. Congresso Internazionale di Americanistica. Perugia. 9 maggio 2012. Foto di Carla Frova

Intervento presentato al XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica, nella sessione: 19. Centralità dei margini e nuove forme di cittadinanza, coordinata dal Prof. João Pacheco de Oliveira e dal Prof. Roberto Malighetti.

Registrazione dell’intervento

Audio (20 min., italiano)

Traccia dell’intervento

Il mio contributo cerca di dare conto di una serie di trasformazioni nella relazione tra identità collettiva di gruppi abitano la campagna brasiliana, i movimenti che li rappresentano, i dispositivi legislativi che si riferiscono loro e come queste trasformazioni si inseriscono nel quadro della cittadinanza di questi gruppi nella società nazionale.

La mia attenzione si rivolge particolarmente a due gruppi particolari, ovvero i contadini storici del Baixo-Amazonas (Stato del Parà), da un lato, e i quilombola della Vale do Ribeira (Stato di S. Paulo), dall’altra, ma frequenti saranno i riferimenti agli abitanti delle campagne più in generale.

Nessuno di questi due questi gruppi, molto eterogenei al loro interno, hanno sviluppato sino agli anni Settanta del Novecento forme di auto-rappresentazioni forti. Parimenti non hanno sviluppato delle forti organizzazioni che li rappresentino.

Proprio perché tali movimenti rappresentano a tutti gli effetti dei gruppi latenti, senza strumenti di decisione interna e vincolo di rappresentanza, non focalizzeremo la nostra attenzione sull’autorappresentazione identitaria di questi gruppi, che sarà invece posta ai gruppi organizzati (Boudon, Bourricaud, 1989, Action (collective)), che in entrambe i casi sono rappresentati dai villaggi, o da gruppi di villaggi; l’autorappresentazione identitaria dei movimenti sarà quindi lasciata sullo sfondo, e usata come oggetto di confronto con quella dei gruppi. E’ evidente che esistono anche delle differenze e dei conflitti tra le autorappresentazioni dei gruppi organizzati e dei loro membri; anche a questo faremo riferimento.

La cittadinanza è intesa in questa sede come la garanzia effettiva di diritti civili, politici e sociali; la partecipazione alle istituzioni politiche; il senso di appartenenza alle comunità di contesto (cfr. Leydet, 2011).

Nota metodologica e fonti

Ricerca non accademica ma sviluppata a partire dal lavoro sul campo.

Riflessione sul rapporto tra i sogni personali e della nostra società e quelli delle persone coinvolte nei progetti di sviluppo locale e la loro società.

Le domande

Questi gruppi hanno posto in atto strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni? (Hanno i contadini brasiliani posto in atto delle strategie per vedere riconosciuta la loro cittadinanza negli ultimi trent’anni?)

Hanno queste strategie qualcosa di nuovo? (Queste strategie sono cambiate nel corso degli anni?)

Due precedenti: 1. Rivendicazione della riforma agraria come giustizia distributiva, successo del concetto di sem terra

Brasile

Baixo-Amazonas

Vale do Ribeira

Prima del 1980

Creazione dei sindacati in Acre

Creazione della FLONA Tapajós

1980-1984

– Conquista del STR di Santarém (Leroy, 1989)

– Lavoro di base della CPT (Santos, Tatto, 2008, p. 10)

1985-1989

– MST, congresso di Curitiba

– 1° incontro nazionale dei seringueiros

– Lavoro di base della CPT

1990-1994

– Creazione dell’EAACONE e del MOAB

1995-1999

– Frechal reserva quilombola

– Resex Tapajos-Arapiuns

– Primi riconoscimenti di terre di quilombo
– Inizio delle attività dell’Istituto Socioambiental (ISA)

2000-2004

– Consiglio FLONA Tapajós

– Primi atti amministrativi limiti terre

2005-2009

– Rafforzamento dell’intervento dell’ISA

2010-2012

– Primo titolo definitivo

Nel decennio della democratizzazione e in quello successivo, a livello brasiliano, la principale forma di rivendicazione della cittadinanza è stata quella che va sotto la bandiera della riforma agraria. Questa rivendicazione è stata portata avanti da soggetti molto diversi, a livello locale, statale e nazionale. A livello nazionale i soggetti più significativi che si sono fatti promotori di questa rivendicazioni, in modi molto diversi e spesso contrapposti sono stati il movimento sindacale e il Movimento Sem Terra (MST).

Questo di fatto ripropone in chiave nuova ma in termini molto simili alla contrapposizione tematizzata dalla teologia della liberazione tra oppresso e oppressore, categorie ovviamente ideali.

Due precedenti: 2. Questione agraria oltre la riforma agraria: la tortuosa storia dell’identità contadina

Se il Movimento Sem Terra si concentrava sin da subito sulla dimensione dell’accesso alla risorsa per eccellenza, la terra, come elemento di cittadinanza, i sindacati dei lavoratori della terra diversificavano molto di più la loro richiesta, indirizzandola soprattutto nei termini di benefici; il legame più pratico e meno ideologico tra leader sindacali nazionali e leader locali, e tra questi e il gruppo latente da questi rappresentato, ha fatto sì che anche le auto-rappresentazioni identitarie siano state meno rilevanti e meno efficaci.

Ciò nonostante, in un ambito più tecnico che di movimento sociale, sorge il termine agricoltura familiare, che verrà ad assumere nel corso degli anni una forza crescente, sussumendo, a suon di politiche pubbliche, tutte le società che vivono il rurale.

Contemporaneamente a questi processi, negli anni Ottanta e Novanta del Novecento vanno sviluppandosi rivendicazioni differenti, fondate su categorie di auto-rappresentazione differenti. I due gruppi di cui qui trattiamo interpretano bene due di questi casi.

I fattori creativi: 1. sviluppo e modo di appropriazione delle risorse naturali

Nel caso del Baixo-Amazonas iniziano a svilupparsi movimenti che rivendicano allo stesso tempo la garanzia dell’accesso alle risorse naturali e l’accesso a beni e servizi. Come nel caso dell’Acre, dove questo tipo di movimenti hanno inizio, tre fattori ne favoriscono la nascita:

a) la conquista dei sindacati dei lavoratori della terra da parte di componenti più combattive – fenomeno che caratterizza tutto il Brasile negli anni appena anteriori e appena posteriori alla democratizzazione

b) la scia della forte pressione imposta alle popolazioni amazzoniche da parte dei progetti di colonizzazione intrapresi dalla dittatura militare

c) l’affermarsi di un modello preservazionista per quanto riguarda le risorse naturali, con la creazione dei parchi

I contadini amazzonici si riappropriano del modello preservazionista imposto dall’esterno, che viene trasformato in uno strumento di rivendicazione di diritti.

Essi propongono un nuovo «patto» alla società nazionale, in cui, in cambio della garanzia della terra, «offrono» la conservazione delle risorse naturali.

I fattori creativi 2. la giustizia riparatrice

Lo spartiacque è il dispositivo che istituisce i quilombo nella costituzione del 1988.

Nel momento in cui entra nella Costituzione, nemmeno i costituenti hanno ben chiaro di che cosa si tratta: in quel momento ci si riferisce soprattutto all’eredità dei quilombo storici, laddove invece, in breve tempo, verrà alla luce la realtà ampia e multiforme dei quilombo contemporanei.

Attraverso la risemantizzazione e la produzione del concetto di quilombo, il richiamo alla tradizione e a un’identità di gruppo, si trasforma in uno strumento forte di rivendicazione di uno spazio nella società.

Nel caso della Vale do Ribeira questo processo impiega un tempo più lungo che in altre parti del paese: il lavoro di sensibilizzazione, portato avanti da soggetti esterni, inizia negli anni Novanta, e i primi riconoscimenti risalgono agli anni in cui Frechal diventa resex quilombola.

I fattori di crisi: uno sguardo più ampio

L’affermarsi di queste nuove dimensioni di rivendicazione della cittadinanza si accompagnano a una crisi delle altre strategie.

I motivi:

a) La progressiva distinzione concettuale (e politica) della questione agraria, dalla questione dello sviluppo economico.

b) La debolezza dei grandi mediatori – MST, CPT – che, malgré tout, non riescono a sussumere nella categoria sem terra – uno spettro più ampio di soggetti sociali locali.

Ma ciò che vogliamo sottolineare ora è soprattutto l’inefficacia di queste dimensioni di rendere conto di dimensioni non riducibili, ovvero il rapporto che i soggetti hanno con i territori d’origine, con i territori e la dimensione geografica, ovvero dove le persone si trovano. Elementi che, fra l’altro, tornano all’ordine del giorno quando si creano gli insediamenti stessi. Tutto questo a fronte invece di una contrapposizione oppressi – oppressori molto più generale di queste.

Secondo Almeida (Almeida, 2008) le nuove identità collettive si sovrappongono a quella sindacale senza rottura, mentre a mio parere questa rottura c’è: l’adesione al sindacato rimane strumentale, mentre le rivendicazioni si concentrano sull’aspetto più identitario, relativo al particolare rapporto con le risorse naturali o a un particolare legame con un passato storico.

Insomma la riproposizione dell’accesso alla terra di pone proprio facendo appello ad elementi che nella concezione più generalista non erano considerati, e passando da un concetto generico di giustizia sociale, a concetti radicati in dimensioni meno laiche e più viscerali, quali le radici nella terra, il diritto originario alla terra, un modo di vita culturalmente diverso – pur se inseriti, ad altro livello, nel quadro dei diritti umani. Questo si inserisce in una più ampia e profonda crisi di modelli universalistici di cittadinanza, a favore di modelli differenzialisti (Leydet, 2011, §2), sebbene le diseguaglianze, per quanto invocate come «naturali» – proprio in risposta a questo nuovo quadro ideologico – vengono subitamente depurate di questo elemento e convertite in diseguaglianze sociali[1].

Conclusioni

1) Sia i contadini storici amazzonici, sia i quilombo hanno messo in atto negli ultimi trent’anni delle strategie per accedere ai diritti civili, politici e sociali, rivendicando un ruolo nelle società di contesto

a) per il particolare rapporto con le risorse naturali, più rispettoso e quindi utile o a controbilanciare l’uso indiscriminato o a proporre un diverso modello di sviluppo e/o

b) per un debito storico che la società stessa ha nei loro confronti.

2) Queste strategie sono state a diverso titolo interpretate sia a livello di gruppi latenti, sia a livello di gruppi organizzati (villaggi), sia infine di strategie famigliari e individuali, sebbene in costante conflitto tra una dimensione di auto-rappresentazione esterna e una di auto-rappresentazione e pratica interna.

3) Queste strategie rappresentano una reale novità, in quanto spostano l’accento da una giustizia sociale basata sulle risorse a dimensioni più innervate con l’identità.

4) Proprio anche per questo motivo, il senso di appartenenza alla comunità di contesto, invece di darsi per via di assimilazione, si dà per via di identificazione, proponendo quindi alla società nazionale di accettare una diversità, della quale essi sono componenti. Ciò sembra in qualche modo proporre una strada, seppur precaria e provvisoria, al superamento dell’aporia costituita dalla contrapposizione etimologica tra la cittadinanza e l’essere contadino, ovvero non-cittadino.

Bibliografia

Alfredo Wagner B. de Almeida, Terra de quilombo, terras indígenas, “babaçuais livre”, “castanhais do povo”, faixinais e fundos de pasto: terras tradicionalmente ocupadas, PGSCA – UFAM, Manaus 2008

Raymond Boudon, François Bourricaud, A critical dictionary of sociology, Routledge, 1989 [1986]

Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983]

Jean-Pierre Leroy, Uma chama na Amazônia. Campesinato, consciência de classe e educação. O Movimento Sindical dos Trabalhadores Rurais de Santarém (1974-85), Tesi (FGV), 1989

Dominique Leydet, Citizenship, The Stanford Encyclopedia of Philosophy, Aug. 1, 2011, Indirizzo: http://plato.stanford.edu/, consultato il: 31/03/2012

Katia M. Pacheco dos Santos, Nilto Tatto, Agenda Socioambiental de Comunidades Quilombolas do Vale do Ribeira, Instituto Socioambiental, São Paulo 2008

Note

[1] Todos “estão de acordo em pensar que as classes sociais são uma conseqüência das desigualdades existentes na sociedade. Isto já permite uma rigorosa delimitação dos fenômenos que entram nos limites da aplicação do conceito de Classe, uma vez que: 1) torna possível excluir tudo o que entra na categoria das desigualdades naturais; 2) faz referência apenas às desigualdades que não são casuais e se revelam de modo sistemático e estruturado. Isso não impede, porém, que haja desigualdades naturais que adquirem relevância na sociedade e se convertem, por isso, em desigualdades sociais” (Alessandro Cavalli, Classe, in Norberto Bobbio, Nicola Matteucci and Gianfranco Pasquino (a cura di), Dicionário de política, Universidade de Brasília, Brasília 199811 [1983], p. 169-170, corsivo mio).



The differentiation of the Brazilian peasantry and its struggles for citizenship

Group of peasants debates during a workshop of the "juçara network". Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara
Group of peasants debates during a workshop of the “juçara network”. Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara

Intervento presentato al XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica, nella sessione: 19. Centralità dei margini e nuove forme di cittadinanza, coordinata dal Prof. João Pacheco de Oliveira e dal Prof. Roberto Malighetti.

Diversità del “campesinato” brasiliano e delle sue lotte per la cittadinanza

La lotta per la riforma agraria, che, dagli anni Settanta del Novecento, ha coinvolto in Brasile un ampio spettro di forze sociali e politiche, ha promosso una nuova cittadinanza per popolazioni rurali (e urbane) marginalizzate. Nel corso degli anni Novanta si sono progressivamente andate affermando, nell’ambito rurale, nuove bandiere di lotta, la cui base prevalente non era più “di classe”, come è nel caso delle lotte appena menzionate per la riforma agraria. In particolare si sono azionati gruppi che hanno rivendicato la terra: a) in nome di un particolare rapporto con le risorse naturali (con riferimento all’ecologia e allo sviluppo sostenibile) e b) in nome del debito storico che la nazione ha contratto con gli ex-schiavi di origine africana (i remanescentes de quilombos).

Group of peasants debates during a workshop of the "juçara network". Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara
Group of peasants debates during a workshop of the “juçara network”. Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara

The following abstract I submitted was accepted for the session Margins centrality and new forms of citizenship of the XXXIV Convegno Internazionale di Americanistica (Perugia 2012):

 The differentiation of the Brazilian peasantry and its struggles for citizenship

Abstract: The struggle for agrarian reform, from the Seventies of the XX century, involved a wide range of social and political actors and fostered a new citizenship for rural (and urban) marginalized people. During the Nineties, within the rural arena, struggles of a new kind rose; their ground wasn’t any more a concept of “class”, as it is the case for the above mentioned struggles. In particular, the actors claimed the land based on: a) a specific relationship with natural resources (related to ecology and sustainable development) and b) the historical debt the nation contracted with the former afro-descendant slaves (remanescentes de quilombos).

This session will be held in Perugia, Wednesday, March the 9th, 2012.

Group of peasants debates during a workshop of the "juçara network". Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara
Group of peasants debates during a workshop of the “juçara network”. Quilombo of Campinho (Rio de Janeiro). 2010. Credits: Luca Fanelli/ ISA/ Rede Juçara

Ponencia apresentada no XXXIV Congresso Internacional de Americanistica, na sessão 19. Centralidade dos margens e novas formas de cidadania, coordenada pelo Prof. João Pacheco de Oliveira e pelo Prof. Roberto Malighetti.

A diferenciação do campesinato brasileiro e as suas lutas para a cidadania

A luta pela reforma agrária, que, desde a década de Setenta dos Novecentos, envolveu no Brasil um amplo leque de forças sociais e políticas, promoveu uma nova cidadania para os povos marginalizados do campo (e da cidade). No decorrer da década de Noventa foram se afirmando, no campo, novas bandeiras de luta, cuja base não era mais a “classe”, como era no caso das lutas pela reforma agrária das quais falamos. Especificamente, ativaram-se grupos que reivindicavam a terra: a) baseados numa relação peculiar com os recursos naturais (em relação à ecologia e desenvolvimento sustentável) e b) baseados na dívida histórica que a nação tem em relação aos descendentes de escravos de origem africana (é o caso dos remanescentes de quilombo).